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Un riflesso (incondizionato) delle dinamiche nazionali o piuttosto una nuova strategia politica tutta siciliana? La recentissima apertura al dialogo tra Musumeci e Cancelleri conferma le enormi difficoltà del governatore nel dare vita ad una maggioranza solida e duratura. L’Ars è praticamente paralizzata, ostaggio dei numeri e dei giochi di potere che impediscono qualsiasi passo in avanti. A partire dalla legge finanziaria. 

Musumeci e la maggioranza che non c’è 

“In campagna elettorale Musumeci ripeteva che se i suoi gli avessero messo i bastoni fra le ruote si sarebbe dimesso subito – ha ricordato Cancelleri in un’intervista concessa a La Sicilia – Ebbene, è successo: sia coerente e si dimetta. Oppure ci dica, ufficialmente e pubblicamente, quali sono le sue priorità, i punti-chiave della finanziaria. E a quel punto gli diremo se siamo interessati o meno”. 

Insomma, da Cancelleri nessun aiuto alla coalizione: “Non per salvargli la faccia, ma per il bene della Sicilia che affonda. Aprire la stagione del dialogo significa parlare, ma anche ascoltare. E noi ne abbiamo tante di cose da dire. Lui ci dà i suoi punti e noi gli diamo i nostri”.

I piani di Musumeci per salvare il Governo

Non solo M5S però, Musumeci punta anche ai voti del Pd che a questo punto, un po’ come avviene a livello nazionale, si ritrova a fare da ago della bilancia. L’ex presidente della provincia etnea, dal canto suo, definisce quello di stamattina come “un incontro informale per definire il calendario dei lavori”. 

La realtà dei fatti, però, è ben diversa. Con le ultime mosse Musumeci ha manifestato, pubblicamente, la sua necessità di trovare validi alleati evitando, se possibile, mosse disperate come l’abolizione del voto segreto. Contrattare da moribondi, è evidente, non porta particolari benefici. Anzi.