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Decreto Ilva 2015, tensioni tra l’azienda e la Consulta

Non accenna a placarsi il botta e risposta tra l’Ilva e la Consulta. Dopo la dichiarazione sull’incostituzionalità del “decreto Ilva” del 2015 pronunciata dalla Corte, l’azienda pugliese ha precisato che la sentenza “non ha alcun impatto sulla continuità dell’attività produttiva”. “La restituzione dell’Altoforno 2 – si legge nella nota – è stata ottenuta da Ilva nel settembre 2015 in forza di un provvedimento della Procura che, in accoglimento di un’istanza presentata dalla società, ha restituito l’impianto condizionatamente all’adempimento di determinate prescrizioni in materia di sicurezza, poi attuate”.

Decreto Ilva 2o15, la Consulta emana la sentenza di incostituzionalità

La decisione arriva dopo aver vagliato il caso relativo alla morte di un operaio nell’area di un altoforno dello stabilimento di Taranto. L’altoforno era stato sequestrato dall’autorità giudiziaria ma, pochi giorni dopo, il legislatore aveva autorizzato la prosecuzione dell’attività di impresa, alla sola condizione che entro trenta giorni la parte privata colpita dal sequestro elaborasse un piano di intervento contenente “misure e attività aggiuntive, anche di tipo provvisorio”.

Esigenze di tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumità dei lavoratori sia esigenze dell’iniziativa economica e della continuità occupazionale sono le motivazioni che hanno spinto la Consulta a dichiarare incostituzionale il decreto. Nel caso in questione, si legge in un comunicato della Consulta, “la Corte ha ritenuto che il legislatore abbia privilegiato unicamente le esigenze dell’iniziativa economica e sacrificato completamente la tutela addirittura della vita, oltre che dell’incolumità e della salute dei lavoratori”.

Di conseguenza “i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittima la norma oggetto del giudizio”. Decreto introdotto e tenuto in vita, a detta della Corte, “con un’anomala procedura legislativa: la norma era stata infatti introdotta con un decreto-legge subito dopo il sequestro dell’impianto”. “Poi era stata abrogata apparentemente con la legge di conversione di un altro decreto legge ma, simultaneamente – motiva la Corte -, era stata trasposta in un altro articolo della stessa legge di conversione, con una clausola che manteneva per il passato gli effetti già prodotti”.

Decreto Ilva 2015, gli articoli ritenuti illegittimi

La sentenza dichiara incostituzionali sia l‘articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2015, n. 92 (Misure urgenti in materia di rifiuti e di autorizzazione integrata ambientale, nonché per l’esercizio dell’attività d’impresa di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale) sia gli articoli 1, comma 2, e 21-octies della legge 6 agosto 2015, n. 132 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria).

 

Veronica Mandalà

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Veronica Mandalà
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