L'ex sindaca Vincenzi in Corte d'Appello

La corte d’Appello di Genova ha confermato il primo grado: l’ex sindaco Marta Vincenzi pagherà le sue negligenze nell’alluvione del novembre 2011. Sconterà, infatti, i cinque anni contro cui la Difesa del sindaco aveva ricorso. I giudici sono usciti dalla Camera di Consiglio. Si tratta dell’ultimo verdetto di merito, prima di un eventuale passaggio in Cassazione. La sentenza non è molto diversa da quella che si attendeva. Confermate, anche se con pene leggermente inferiori, le condanne degli altri imputati che pagheranno per le morti dell’alluvione del Fereggiano. Negata, invece, l’assoluzione (del primo grado) di Roberto Gabutti, coordinatore dei volontari di Protezione Civile: sconterà 8 mesi per falso.

L’ex sindaco condannata: “Non so se riuscirò ad andare avanti”

“Cosa vuole che le dica? Non so se riuscirò a andare avanti”, ha dichiarato – con la voce rotta – l’ex sindaco di Genova, distrutta dalla conferma della condanna. Disastro, omicidio colposo plurimo, falso: sono questi i capi d’accusa. “Non ho parole”, è invece il commento di Stefano Savi, legale della Vincenzi che intende ricorrere, quanto prima, in Cassazione. L’avvocato ha aggiunto: “Insisteremo sull’applicazione delle norme sull’omicidio colposo”. Devastato è, soprattutto, il marito dell’ex primo cittadino, Bruno Marchese: durante la lettura della sentenza, ha cominciato a tremare e si è accasciato sul pavimento dell’aula. Tempestivo l’intervento degli avvocati della Difesa che hanno allertato i paramedici del 118.

4 novembre 2011: una tragedia (im)prevedibile?

Piogge eccezionali avevano preannunciato la tragedia. Il bacino del torrente Fereggiano, la mattina del 4 novembre, era passato da 1 a 4 metri d’altezza. Quel pomeriggio si compie il disastro. La piena del torrente, devastante, invade strade e viali, travolge auto e cassonnetti, allaga androni di palazzi e sottopassaggi, sommerge intere zone della città. Alla fine, sono 6 le vittime, tutte decedute in via Fereggiano: una madre con le due figlie, rifugiatesi dietro un portone, una ragazza 19enne schiacciata da una macchina e due donne travolte insieme al chiosco dell’edicola gestito da una delle due.

Secondo l’accusa, nonostante fosse stata diramata l’allerta2, politici e tecnici del comune di Genova non chiusero le scuole e, la mattina dell’alluvione, non bloccarono con tempestività le strade. Le indagini confermarono che gli uffici comunali, già alle 11 avevano ricevuto notizie allarmanti, ma provvidero a chiudere la via Fereggiano soltanto all’una. In due ore, si poteva evitare la tragedia: “Erano necessari accorgimenti che non vennero messi in atto”, scrive il pm. Inoltre, l’accusa prosegue, implacabile, contro i vertici di Palazzo Tursi: “Falsificarono i verbali alterando l’orario dell’esondazione”. La sindaca e i complici, infatti, avrebbero modificato l’orario per sostenere la tesi dell’imprevedibilità. Inoltre, nel verbale risultava la presenza del capo della Protezione Civile che avrebbe monitorato il livello dell’acqua: Gabutti non sarebbe, invece, mai arrivato sul posto.

Le lacrime dei parenti delle vittime: “Dio li manderà all’inferno”

“Dio li manderà tutti all’inferno”, commenta con rabbia, e in lacrime,  Flamur Djala che, nell’alluvione del 2011, ha perso la moglie e le due figlie. Più fiducioso, invece, il padre di Serena, la 19enne schiacciata dall’automobile, che ha dichiarato di aver sempre confidato nella conferma delle condanne. “In questi anni, hanno tirato fuori la giustizia”, ha affermato dopo la lettura della sentenza.