La notizia secondo la quale il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, sulla base di un accordo raggiunto con l’Onu allo scopo di annullare il controverso piano di espulsioni, avrebbe inviato i migranti africani nei Paesi dell’Occidente è durata soltanto qualche ora, il tempo di far scoppiare un caso internazionale. L’accordo israeliano con l’Onu prevedeva la partenza di almeno 16.250 africani verso l’Occidente (6mila nel primo anno). 

Netanyahu: “Ho deciso di sospendere l’accordo” 

Netanyahu sulla sua pagina Facebook, dopo qualche ora dalla sua prima dichiarazione, ha spiegato di aver letto attentamente le critiche contro questa intesa. “Ho deciso di sospendere l’applicazione di questo accordo e di ripensarne i termini”, ha scritto. “Ho ascoltato con attenzione i molti commenti, ho riesaminato i vantaggi e ho deciso di annullare l’accordo”, ha reso noto il premier dopo aver visitato i quartieri di Tel Aviv con maggiore presenza di migranti.

La lotta contro i migranti

“Malgrado le limitazioni giuridiche e le crescenti difficoltà internazionali – ha poi detto -continueremo ad agire con determinazione per ricorrere a tutte le possibilità che abbiamo a disposizione per far uscire gli infiltrati dal Paese”. Il premier ha sottolineato questo impegno proprio durante l’incontro con gli abitanti dei rioni dove c’è un’alta concentrazione di profughi, annunciando che “continuerò a cercare soluzioni alternative”.

Poco prima la Farnesina aveva smentito di aver raggiunto simili accordi mentre Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per i rifugiati nei Paesi del Sud Europa, aveva detto che “solamente previo accordo con il governo italiano potrebbero arrivare in Italia alcuni rifugiati provenienti da Israele solo a titolo di ricongiungimento familiare con parenti che già vivono qui, si tratta in sostanza di pochissimi e specifici casi”, spiegando in quale misura l’Italia avrebbe potuto essere “toccata” dall’accordo.

Israele aveva annullato ieri a sorpresa l’espulsione verso il Ruanda di migliaia di migranti eritrei e sudanesi, che doveva iniziare nei prossimi giorni ma che era stata temporaneamente bloccata dalla Corte Suprema.

Un caso che comunque non sembra chiuso visto che lo stesso Netanyahu ha annunciato di voler “rivedere” l’accordo.