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“La paura può farti prigioniero. La speranza può renderti libero”.
E cosa può renderti libero se non l’ebbrezza del volo? Di chiudere gli occhi, di credere in te stesso e di lasciarti andare: di liberarti da chi ti pressa, ti soffoca, ti opprime in un fazzoletto di spazio?

La magia di CR7

 

Ieri Cristiano Ronaldo c’è riuscito. Certo, obietteranno alcuni, lui è CR7.
Ma non importa che si tratti di professionisti o amatori: la rovesciata, un gesto tecnico che incanta da quanto è vecchio il calcio, dovunque la si faccia, in uno stadio o in spiaggia, incanta sempre gli spettatori che rimangono a bocca aperta. Estasiati.

La chilena, così la chiamano da qualche parte, rende liberi: sei in volo, librato.
Non vedi altro che il cielo: non ti resta che pregare.
E mentre sei in aria, e preghi di impattare bene la palla con il collo del piede, consapevole che comunque stramazzerai al suolo di schiena, trascorrerai i secondi più lunghi ed intensi della tua vita calcistica. Poi il goal: una gioia unica.

 

Il paradosso della chilena

Ma la chilena ha un paradosso! Realizzi il goal più bello della tua vita, forse il più bello della storia del calcio e non puoi vederlo perché sei di spalle. Potrai vederlo nei replay, ma non dal vivo. Tutti apprezzeranno l’artista per lo schizzo: ma l’artista non potrà godere di se stesso. Questo è il paradosso della rovesciata.

Perché i limiti dell’uomo, quelli che ci allontanano da Dio (per chi ci crede), sono anche gli stessi che ci limitano dal godere dell’arte o della sua creazione, della sinfonia o del suo compositore. E tutte quelle storie circa la perfezione resteranno per sempre finite e mortali: arriverà un giorno qualcun altro, forse fra cento anni, che realizzerà un’altra chilenita, un’altra che porti di nuovo i tifosi avversari ad una standing ovation per chi la compia.

In fondo, non credete che siano queste le cose che rendano davvero liberi?