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Una bufera da 87 milioni di profili ha spinto Zuckerberg a squarciare l’ennesimo velo di silenzio. Il ceo, trincerato a San Josè, dopo la convocazione da parte del Congresso, ha deciso di offrirsi spontaneamente alla stampa internazionale. Niente video, niente immagini, solo parole e una serie di eloquenti pause: si può descrivere così il lunghissimo botta e risposta che ha schierato (com’era prevedibile) i giornalisti contro il numero uno di Facebook.

Zuckerberg-oratore ammette gli errori e dichiara: “Sono io la persona migliore per gestire Facebook”

Che Zuckerberg sappia gestire le comunicazioni non era certo un mistero. Oggi, tuttavia, ha dimostrato – più del solito – di poter reggere la pressione di qualsiasi interlocutore. “È stato un mio errore”, ha esordito saggiamente, ribadendo una linea già inaugurata all’alba dello scandalo-Datagate. Poi, vira subito sul ‘piano di risanamento’. A Menlo Park, hanno imparato che dalla privacy non si può prescindere. Sarà stata la lezione di Tim Cook? Ad ogni modo, Mr Zuckerberg annuncia importanti cambiamenti. In primis, Facebook metterà al bando l’opzione per cui si potevano cercare i profili altrui usando email e numeri di telefono.

Ammette, quindi, tutti i suoi errori, il numero uno della società più discussa del momento. Eppure, sul tema della leadership non consente tentennamenti. Mark Zuckerberg è, ‘saldamente’, al timone di Facebook. Lo è stato col vento in poppa. E lo sarà nella tempesta. Non abbiano dubbi gli investitori, neppure Scott Stringer che – qualche giorno fa – voleva veder cadere la sua testa. “Sono ancora io la persona migliore per gestire Facebook. Si fanno degli errori e si impara lungo la strada”, dichiara cristallino.

Facebook svela i numeri dello scandalo

Del resto, qualche ora fa, sono stati proprio i vertici di Menlo Park a svelare i terrificanti numeri dello scandalo. Cambridge Analytica, forse in combutta con Trump, potrebbe aver avuto accesso ai dati di 87 milioni di utenti della piattaforma, contro i 50 finora ammessi. Lo ha annunciato Mike Schroepfer, chief technology officer di Facebook. Una stima che comprende anche 214mila utenti italiani, potenzialmente coinvolti in Datagate. Sarebbero, infatti, 57 gli italiani ad aver scaricato – nel proprio profilo – l’app di Kogan (l’insegnante di Cambridge che aveva protestato, fin dall’inizio, contro il suo ruolo di ‘capro espiatorio’) . E questi 57 avrebbero concesso l’accesso alle informazioni di 214.077 amici. Un dato comunque irrisorio, se confrontato ai 7o milioni di utenti americani. Seguono, in classifica, filippini e indonesiani, rispettivamente 1,4% e 1,3% del totale dei profili coinvolti.

Al Congresso, Zuck è atteso l’11 aprile. Eppure, se ha affrontato indenne l’intervista di oggi, in molti sono pronti a scommettere sul suo successo.