Lo volevano far fuori una volta per tutte. Perchè la sua sincerità, la sua cronaca da giornalista con la schiena dritta, potessero tacere per sempre. Il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, aveva deciso di uccidere Paolo Borrometi, giornalista siciliano e direttore de “La Spia”. La sua volontà è emersa da un’intercettazione di una conversazione che lo stesso ha avuto, lo scorso gennaio, con Giuseppe Vizzini, altro esponente di rilievo della mafia siciliana.

Paolo Borrometi ha rischiato di essere ucciso dalla mafia

Che Borrometi fosse inviso alla mafia di Siracusa e dintorni è noto ormai da diversi anni. La sua attività di denuncia giornalistica, all’interno del sito di inchiesta da lui diretto, ha quasi convinto i mafiosi che fosse arrivata l’ora di farlo ammazzare.

“Fallo ammazzare, ma che c…. ci interessa”

“Fallo ammazzare, ma che caz** ci interessa”. Le parole di odio di Vizzini e Giuliano sono tutte per Borrometi e sono state riportate dall’ordinanza dell’operazione che oggi ha portato all’arresto di quattro persone per un attentato dinamitardo all’auto dell’avvocato Adriana Quattropani. Risalgono al settembre del 2013 le prime minacce di morte: dalle telefonate intimidatorie, all’aggressione che gli ha causato una menomazione permanente alla spalla, passando per l’incendio della porta di casa, fino alle minacce su Facebook. Un’escalation che gli è costata la scorta e anche tanta paura, con tutte le conseguenze del caso.

“Su lurdu”, i complimenti per Borrometi

“Giuseppe Vizzini – si legge nell’ordinanza – ingiuriava il giornalista d’inchiesta Borrometi e Giuliano consigliava di farlo ammazzare”. L’indagine, coordinata dalla Dda e condotta dagli agenti del commissariato di polizia, ha portato a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per minacce e danneggiamento nei confronti di Giuseppe Vizzini, 54 anni, e i figli Simone e Andrea, di 29 e 24 anni. 

La reazione del presidente Musumeci

“La libertà di stampa va difesa da tutti i cittadini che hanno il diritto di avere un’informazione libera e democratica- ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci -. Ecco perché la notizia che la mafia stava preparando un attentato contro il giornalista Paolo Borrometi deve servire a scuotere le coscienze, sensibilizzando, ancora di più, l’opinione pubblica. A Borrometi, e a tutti i cronisti con la schiena dritta come lui, va la solidarietà e la vicinanza del governo regionale, con l’invito a proseguire nel loro fondamentale lavoro perché la comunità dei siciliani perbene è con loro”.