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Il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, ha lanciato un monito alle economie avanzate di tutto il mondo: “Il debito pubblico ha raggiunto a livelli non visti dalla Seconda Guerra Mondiale”. ”Un debito elevato rende i governi, le aziende e le famiglie più vulnerabili a una stretta delle condizioni finanziarie” mette in evidenza Lagarde. I numeri fanno davvero paura se è vero che il debito pubblico e privato ha raggiunto a livello globale la quota record di 164.000 miliardi di dollari. 

“I governi devono evitare il protezionismo in tutte le sue forme – continua Lagarde – La storia ci insegna che le restrizioni all’import fanno male a tutti, soprattutto ai consumatori più poveri”. ”Il sistema di scambi commerciali internazionali ha trasformato il mondo. Ma questo sistema di regole e responsabilità condivisa corre ora il pericolo di essere distrutto. Questo sarebbe imperdonabile, un fallimento collettivo”, ha detto il direttore dell’Fmi. 

Fmi, l’allarme di Lagarde sul debito pubblico

Il Fmi, comunque, è ”ottimista” sulla crescita economica mondiale: ”I governi dovrebbero usare l’attuale crescita per portare avanti le riforme: la finestra di opportunità è aperta, è necessario riparare il tetto nei periodi in cui splende il sole. Le riforme necessarie sono spesso spesso politicamente difficili, ma sono più efficaci e facili da attuare quando le economie crescono”. 

Lagarde quindi cita anche Henri Matisse: ”La creatività richiede coraggio. Abbiamo bisogno di più coraggio, nelle stanze dei governi, nelle aziende, e nelle nostre menti”. E quello che è certo, per riprendere un tema attualissimo, “i dazi non sono la strada migliore per affrontare gli squilibri commerciali”.

Fmi, il ruolo degli Usa nella crisi

Gli Stati Uniti ”potrebbero aiutare ad affrontare gli squilibri globali riducendo la dinamica della spesa pubblica e aumentando le entrate fiscali”. “Ci sono ”pratiche commerciali scorrette da eliminare – continua la Lagarde – in generale si tratta di squilibri bilaterali che sono uno spaccato della divisione del lavoro fra le economie. Più importante è il fatto che le pratiche scorrette hanno un impatto limitato sul deficit commerciale complessivo di un paese con il resto del mondo”.

“Gli squilibri sono spinti dal fatto che un paese spende più del suo reddito. Il modo migliore per affrontare questi squilibri macroeconomici non è imporre dazi ma usare politiche quali gli strumenti di bilancio o le riforme strutturali – conclude il direttore dell’Fmi – Ogni paese ha la responsabilità di migliorare il sistema commerciale guardando alle sue pratiche e impegnandosi a un contesto normativo in cui tutti rispettano le regole”.