armi chimiche a Douma, indagini attacco chimico a Douma, Siria, Nuove sanzioni Ue in Siria, Londra denuncia Mosca per blocco indagini Opac a Douma, Ue, Usa, Russia,

Il grande passo è stato fatto: Usa, Gran Bretagna e Francia hanno sferrato il loro attacco militare contro Damasco. Ad annunciarlo è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La tensione è quindi altissima e la Cnn riferisce che navi e velivoli americani Usa sono stati utilizzati nell’attacco insieme ai missili Tomahawk.  “Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia hanno lanciato più di 100 missili da crociera e aria-terra su obiettivi militari e civili in Siria”, ha dichiarato il ministero della Difesa russo, aggiungendo che un numero “considerevole” dei missili è stato “intercettato e abbattuto” dai sistemi di difesa siriani.  La Nato, ovviamente, sostiene l’attacco, afferma il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg: “L’azione ridurrà la capacità del regime di condurre ulteriori attacchi contro il popolo siriano con armi chimiche”.

Il tycoon ha parlato di uno sforzo alleato contro “barbarie e brutalità in una operazione congiunta con Regno Unito e Francia: “Oggi le nazioni di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti hanno condotto il loro legittimo potere contro barbarie e brutalità”. Il leader britannico Theresa May ha annunciato di avere dato ordine alle forze britanniche “di condurre attacchi coordinati e mirati per ridurre il potenziale dell’armamento chimico del regime siriano e dissuaderne l’uso”. Anche in questo caso, la motivazione dell’intervento è il presunto attacco chimico su Douma, in Siria.

La reazione russa non si è fatta attendere: “Le azioni degli Usa e dei loro alleati in Siria non rimarranno senza conseguenze”, ha detto l’ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov secondo quanto riporta la Tass. “Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno realizzato l’attacco contro la Siria nel momento in cui il Paese aveva la possibilità di un futuro pacifico“, ha aggiunto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova su Fb. “Quelli dietro il raid rivendicano la leadership morale in questo mondo e sbandierano la loro esclusività e unicità”, afferma. “E in effetti ci vuole un tipo molto particolare di unicità per attaccare la capitale siriana in un momento in cui il Paese si trova finalmente davanti a una possibilità di pace“. Lo scrive la Tass.

Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu, riunitosi su richiesta di Mosca con l’obiettivo di discutere con i rappresentanti delle Nazioni Unite i raid di Usa, Gran Bretagna e Francia contro Damasco, ha bocciato una bozza di risoluzione che “condannava l’aggressione contro la Siria da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, in violazione delle leggi internazionali e della Carta delle Nazioni Unite”. Il testo ha ottenuto solo 3 voti a favore (Russia, Cina e Bolivia), 8 contrari e 4 astenuti. Non è stato necessario il veto di Usa, Gran Bretagna e Francia.

“L’attacco è stato eseguito perfettamente. Missione compiuta”, ha detto il presidente americano Donald Trump. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong vicina all’opposizione con base in Gran Bretagna, ha confermato che un’elevata percentuale di missili lanciati stanotte è stata intercettata: almeno 65, secondo le stime dell’ong, sono stati quelli distrutti dalla contraerea di Damasco. 

“Se la Siria userà ancora le armi chimiche, gli Usa sono ‘locked and loaded‘, ossia hanno il colpo in canna e sono pronti a sparare”, ha detto l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla Siria. “Quando il presidente Trump traccia una linea rossa, poi la sostiene”, ha aggiunto, ribadendo di aver “dato alla diplomazia occasioni su occasioni”.

Siria, partita una pioggia di missili su Damasco

“Il regime siriano”, accusa la May, ha fatto uso di “armi chimiche contro il proprio popolo nel più crudele e abominevole dei modi”. La leader britannica parla di un “significativo dossier di informazioni, incluso d’intelligence, che puntano il dito su Damasco anche per quest’ultimo attacco”. Si tratta di un comportamento che “deve essere fermato” dopo aver “tentato ogni canale diplomatico”. Decisivo in questo senso “il veto dei Russi a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla costituzione di un’investigazione indipendente sull’attacco di Douma”.

Non resta quindi alcuna alternativa praticabile all’uso della forza contro le armi chimiche del regime siriano”, ha sottolineato la May che poi assicura di non aver preso la decisione “a cuor leggero”. “Il mio governo avrebbe preferito un’altra strada, ma giudica a questo punto l’azione militare nel miglior interesse nazionale britannico. La storia – conclude  la May – ci insegna che la comunità internazionale deve difendere le regole globale per mantenerci tutti sicuri. Questo è ciò che il nostro Paese ha sempre fatto. E che noi continueremo a fare”.

Siria, i tentativi di pace di Francia e Russia

Poche ore prima che i tre paesi alleati sferrassero l’attacco, il ministero della Difesa russo affermava di avere la prova di un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna nell’organizzazione della “provocazione del presunto attacco chimico nella Ghuta”. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov aveva in particolare dichiarato: “Abbiamo dati inconfutabili sul fatto che l’attacco chimico di Duma, in Siria, è stato organizzato. I servizi speciali di un paese, che ora sta cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba, sono stati coinvolti in questa messa in scena”.

Il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo francese Emmanuel Macron hanno avuto ieri una telefonata nella quale si era deciso di dare mandato ai rispettivi ministri della Difesa e degli Esteri di mantenere uno “stretto contatto per una de-escalation della situazione in Siria. Ma le ultime ore parlano, purtroppo, di altri sviluppi. 

“Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno prove sull’attacco chimico in Siria e sono responsabili per le conseguenze regionali che seguiranno all’attacco deciso senza aspettare che prendessero una posizione gli ispettori dell’Opac”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghasemi. 

Foto da Twitter.