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Zoomer, il bambino (o la bambina) educato (a) in ‘gender creative’

di Redazione

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Zoomer, il bambino (o la bambina) educato (a) in ‘gender creative’

| lunedì 16 Aprile 2018 - 18:50
Zoomer, il bambino (o la bambina) educato (a) in ‘gender creative’

Si chiama Zoomer, abita negli Stati Uniti, ha 2 anni e i capelli chiari. E non si sa se è un bambino o una bambina. I suoi genitori, infatti, Kyl e Brent Myers lo/la crescono secondo il cosiddetto ‘gender creative‘. Un metodo che sono tra le primissime coppie a sperimentare. Un metodo per cui non rivelano neppure agli amici se la loro creaturina è un maschio o una femmina.

Liberarsi degli stereotipi: la missione di Kyl e Brent Myers

L’idea è quella di liberarsi degli stereotipi. E non è certamente un’avanguardia. Forse per questo, Kyl e Brent hanno scelto di essere così rivoluzionari. La coppia, infatti, non si spiega perché dovrebbe ‘costringere’ Zoomer a giocare con le bambole o con le macchinine. Metodi educativi che, ormai, contestano in molti. Ma Kyl e Brent si spingono più in là. I genitori, infatti, si riferiscono a Zoomer con un pronome neutro, un indefinito ‘they’. “Ho deciso di non assegnare un sesso a Zoomer”, spiega l’avanguardista mamma all’Huffington Post americano. Il piccolo (o la piccola) deve poter aspirare a diventare una ballerina o anche un astronauta. Sembra questo lo scopo di Kyl e Brent. Come se non esistessero uomini che ballano o donne che vanno nello Spazio.

Il metodo ‘gender creative’

Kyl è orgogliosissima del suo ‘gender creative‘. Un metodo che si riflette anche nella gestione della casa. Con i genitori che si dividono i compiti: entrambi cucinano e puliscono. Ed entrambi lavorano. Probabilmente, Kyl e Brent non sanno che, negli Stati Uniti, distinguere i ruoli di genere nei compiti di marito e moglie è, ormai, molto poco rivoluzionario. Oppure, è il contrario. E la maggior parte della coppie, negli USA, non sa di essere gender creative. Ad ogni modo, Zoomer sceglierà da sé (guai a non dire da solo o da sola) a identificarsi in un sesso. Quando sarà in grado di riconoscersi. Speriamo soltanto che l’uso del they (per riferirsi a sé stesso) non generi in lui (o in lei) un qualche disturbo da personalità multipla.

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