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Soltanto pochi anni fa Wuhan, una metropoli sul fiume Yangtze, era l’esempio perfetto dei problemi economici della Cina. Il debito municipale era esploso. Grandiosi progetti infrastrutturali in città erano a rischio fallimento. Un grande parco giochi aveva chiuso per mancanza di visitatori. Molte nuove case non erano state acquistate da nessuno. Oggi invece questa città di undici milioni di abitanti è un monumento alla resilienza dell’economia cinese. La sua economia ha accelerato anche se il governo ha controllato più strettamente il debito locale.

Dal 2016 ad oggi sono state aperte 5 linee di metropolitana; sono tutte piene all’ora di punta. C’e’ un boom di investimenti  nelle imprese locali nei settori dei semiconduttori, delle biotecnologie e della sicurezza informatica. L’economia cinese in generale, non solo quella di Wuhan, è in una forma molto migliore rispetto alla fine del 2015. Allora, il paese si stava riprendendo da un crollo della borsa di Shangai e stava accumulando debito ad un tasso allarmante. Secondo le statistiche rilasciate dal governo cinese il 17 aprile 2018, nei primi 3 mesi di quest’anno l’economia del paese è cresciuta all’ottimo tasso del 6,8%; inoltre, il rapporto fra debito e Pil della Cina si è stabilizzato, segno questo che è scomparso il rischio di una crisi finanziaria.

Quattro sono le cause di questo miglioramento delle sorti dell’economia cinese, dalla fine del 2016 ad oggi. Innanzitutto, il governo di Pechino ha cominciato ad affrontare alcuni problemi strutturali del paese, come l’eccessiva costruzione di nuove case rispetto alla domanda del mercato, la sovrapproduzione di acciaio e carbone e i prestiti fuori bilancio di molte banche. In secondo luogo, c’e’ il processo di maturazione dell’economia cinese: gli stipendi si stanno alzando, la dipendenza eccessiva dagli investimenti statali sta sparendo creando così un’economia più basata sui consumi interni, l’industria pesante sta cedendo il passo ai servizi. Poi, la Cina sta raccogliendo i benefici delle grandi spese infrastrutturali dello scorso decennio: nuove autostrade, nuove metropolitane e soprattutto uno straordinario sistema nazionale di treni ad alta velocità. Infine, i buoni tassi di crescita negli Stati Uniti ed in Europa hanno aiutato le imprese cinesi. Dopo essere crollate nel 2016, le esportazioni sono tornate a salire.

Un panorama tutto positivo dunque, quello della seconda economia mondiale? In realtà no, perchè i prossimi mesi potrebbero essere più duri per la Cina. I dazi imposti dall’amministrazione americana guidata da Donald Trump ad una lunga lista di prodotti Made in China potrebbero creare una guerra commerciale tra le due maggiori economie del pianeta e sconvolgere i piani di sviluppo di molte aziende cinesi. Inoltre, la campagna del governo di Pechino volta a controllare il debito ha anche dei lati negativi, come la diminuzione degli investimenti statali e dunque inevitabilmente una minore crescita economica. Il sempre più potente presidente cinese Xi Jinping ha spesso dichiarato che la qualità della crescita economica cinese conta più dei meri numeri del Pil. La grande domanda è se le autorità di Pechino, in un contesto internazionale caratterizzato da grande instabilità geopolitica, sapranno mantenere un sufficiente tasso di sviluppo dell’economia nazionale così da non creare tensioni sociali che potrebbero sfociare in proteste politiche dall’esito imprevedibile.