Comincio dalla fine. Dal tassista che ci ha accompagnati in aeroporto e che, discutendo del successo – e dell’overbooking – della 31esima edizione del Salone del Libro di Torino, ha commentato: “Eh, se continuano a farlo in quel buco…”. 

Sinceramente, 58.000 mq suddivisi in tre padiglioni, non li avrei mai definiti “un buco”, però, probabilmente devo dare ragione al nostro tassista. Perché, come dicevo prima, in questa edizione il Salone del Libro ha incassato un ulteriore successo. Dopo la chiamata alle armi dell’anno scorso, in cui Milano e Torino si sono contesi il pubblico di lettori, al Lingotto ci sono stati 144.386 visitatori unici, contro i 143.815 del 2017, cui vanno aggiunti i 26.400 al Salone Off contro i 25.000 del 2017, per un totale di 170.786 visitatori.

In più, gli espositori erano mille. Mille per davvero, non tanto per dire. Questo numero così alto di richieste ha comportato un’emergenza dell’ultima ora, “risolta” con il padiglione 4, meglio conosciuto come la tensostruttura della discordia. Trenta espositori, infatti, sono stati fatti confluire all’esterno, sotto in tendone in cui è stato inserito anche un spazio per le presentazioni. Risultato? Poco pubblico e tante lamentele. 

Lo stesso direttore artistico, Nicola Lagioia, ha commentato: “Che il Salone 2018 sia un successo clamoroso è fin troppo evidente. Si può certo fare di meglio, ma è difficile fare di più con lo spazio a disposizione”. Poi ha aggiunto: “Qualche piccolo disagio è legato al successo. Meglio comunque i disagi dovuti al successo che quelli dovuti all’insuccesso”.

Non sto qui a fare paragoni, a emettere giudizi o a smuovere critiche perché secondo me sono sterili e non portano a nulla. Dico solo che se in cinque giorni quasi 200 mila persone sono uscite di casa per passare delle ore in mezzo a migliaia di libri dovremmo essere contenti del risultato, tutti, indipendentemente.

E che se tantissimi bambini, con i cappellini dello stesso colore, erano a terra a mangiare il panino fatto dalla mamma sfogliando un libro dobbiamo essere fiduciosi, tutti, indipendentemente.