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Macron ‘alfiere Ue’, dopo Trump ci prova con Putin

È tornato da Washington più o meno a mani vuote, monsieur le président. Il suo french appeal ha fatto, certo, leva sul Tycoon, ma non sui ‘temi caldi’. Chiamato dall’Occidente (e soprattutto da Bruxelles) a salvare in corner l’accordo con l’Iran, Macron ha fallito e, a Teheran, nemmeno due settimane dopo, si bruciavano le bandiere a stelle e strisce.

Oggi, Emmanuel ci riprova. E ci riprova con Putin. Il capo dell’Eliseo, infatti, è volato a San Pietroburgo. Questo pomeriggio, incontrerà il leader russo, prima di intervenire al Forum internazionale economico come ospite d’onore. In totale, la visita durerà due giorni. E, anche questa volta, Macron non interpreterà solo le intenzioni di Parigi, ma anche quelle di Bruxelles. Del resto, il ruolo di paladino dell’Europa, gli si addice decisamente.

Il tema ‘caldo’ di San Pietroburgo e le relazioni Eliseo-Cremlino

Sul tavolo di San Pietroburgo, il piatto più importante è quello dell’intesa con l’Iran. Putin e Macron si incontrano, peraltro, ad un anno esatto dal vertice di Versailles. E, in Russia, la location non sarà (ovviamente) meno prestigiosa. Il capo del Cremlino e monsieur le président discuteranno sotto gli ori del Palazzo di Costantino, un tempo appartenuto niente meno che a Pietro il Grande. Una residenza da zar con cui Putin vuole rispondere allo sfarzo francese dell’anno passato. Ma non è tutto oro (appunto) quel che luccica. A San Pietroburgo, infatti, Putin e Macron dovranno raccogliere i cocci di un rapporto logorato fino al limite tra Parigi e Mosca. Il caso Skripal, il raid aereo in Siria, le sanzioni europee. Insomma, i fronti di guerra – almeno sulla carta – sono moltissimi. Ma nonostante il disaccordo presocché totale, il président vuole un dialogo diretto e franco col Cremlino. “Non lasciamo che la Russia si ripieghi su se stessa”, intimava appena due settimane fa.

Il ruolo di leadership di Parigi nella scacchiera d’Europa

Insomma, la scacchiera dell’Europa è su un tavolo traballante. Stretta tra i fuochi di Washington e Mosca, l’Unione sembra impegnarsi senza riuscire. Sulla stessa linea di Macron, infatti, si trova Angela Merkel, volata a Sochi la scorsa settimana per rivendicare il ruolo di Bruxelles davanti alla Cina. Ma Berlino, si sa, è ingolfata in una coalizione di governo che tiene la Merkel in scacco e frena le manovre più incisive. Con Londra messa k.o. da Brexit e Roma sparita dallo scenario internazionale (e con un ruolo tutto fuorché stabilito), Macron può vestire i panni dell’alfiere europeo più di qualsiasi altro leader.

Un secondo insuccesso dunque, e questa volta con Putin, potrebbe scoraggiare la fiducia di Parigi e indebolire il suo prestigio internazionale. L’Eliseo conta di poter registrare un traguardo, ma non è chiarissimo quale sarà la natura di questo traguardo. Emmanuel, sicuramente, farà leva sulla concordia sul tema del nucleare con l’Iran che – probabilmente – è l’unico fragilissimo filo d’intesa tra Rue de la Loi e il Cremlino. E per l’intesa, questa volta, non basterà che Putin e Macron esprimano stima reciproca. Del resto, anche alla Casa Bianca tra Emmanuel e The Donald, guizzavano pacche sulla spalla e strette di mano affettuose.

Andrea Profeta

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Andrea Profeta
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