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Duro colpo dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Monreale al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. I militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone.

Palermo, sei persone in manette per mafia

Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata. Anche questa operazione “Nuovo Papa” – come le precedenti indagini dei carabinieri denominate “Quattropuntozero” e “Montereale” – sono relative alla famiglia mafiosa di Monreale. In manette sono finiti:

  1. Sergio Damiani, classe 1970, panettiere, ritenuto reggente della famiglia di Monreale e già riconosciuto uomo d’onore della medesima famiglia mafiosa (lo stesso era infatti nipote del defunto DAMIANI Settimo, capo dell’organizzazione mafiosa monrealese prima dell’avvento dello storico boss BALSANO Giuseppe);
  2. Salvatore Lupo, classe 1988, già reggente della famiglia mafiosa di Monreale, condannato in primo grado lo scorso 24 aprile alla pena di 12 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso;
  3. Girolamo Spina, classe 1966, personaggio di spicco della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jatorecentemente condannato in primo grado alla pena di 9 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa e altro;
  4. Salvatore Billetta, classe 1969, appartenente alla famiglia mafiosa di Monreale, condannato in primo grado alla pena di 8 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa e altro;
  5. Antonino Alamia, classe 1964, cassiere del mandamento mafioso di San Giuseppe Jatocondannato in primo grado alla pena di 12 anni di reclusione per associazione mafiosa e altro;
  6. Antonino Sciortino, classe 1960, muratore

Palermo, il “papa” di San Giuseppe Iato

I mafiosi di San Giuseppe Jato aspettavano che il “papa”, Sergio Damiani, panettiere in carcere per una condanna per mafia uscisse di cella per consegnargli lo scettro del mandamento. Era dicembre del 2015. Oggi a Damiani, in carcere, è stato notificato un altro ordine di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione antimafia “Nuovo papa”. In un primo momento Damiani che era tornato libero a Monreale rifiutò. Solo dopo la richiesta dei vertici di Cosa Nostra tra cui il barbiere Antonino Alamia cassiere della famiglia accettò di guidare il mandamento come fece lo zio Settimo Damiani e il padre Salvatore Damiani morto impiccato nel 2002 nella cella del carcere di Spoleto dove stava scontando una pena per mafia.

Le redini della cosca mafiosa

Sergio dal dicembre del 2015 alla fine del 2016 prese le redini della famiglia mafiosa. Salvatore Lupo parlando con uno dei gli uomini di cosa nostra disse “Nuovo Papa…nuovo Papa a chi mettono? … Non hanno nessuno, forse non lo hai capito. L’unico Papa che poteva essere con loro sai chi era? Sergio!”. Damiani era ben voluto da tutti sia dai monrealesi che dagli uomini di San Giuseppe Jato come Ignazio Bruno. Il nuovo capo catechizzava tutti gli affiliati. Dovevano tenersi lontani da cellulari e parlare mai in luoghi chiusi e in macchina.

Gli ordini dalla cella

Damiani non ha mai avuto un cellulare. I suoi ordini li dava mentre faceva la spesa nei grandi supermercati di Corso Calatafimi a Palermo. I carabinieri sono entrati con i carrelli e hanno fatto finta di acquistare merce per tenere sottocchio il capo che non si fidava della tecnologia. Il nuovo “papa” restò in carica fino al 2016 quando fu emessa la sentenza d’appello e torno’ in carcere dove si trova rinchiuso