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La nave Diciotti della guardia costiera, con a bordo 67 migranti soccorsi 4 giorni fa dal rimorchiatore Vos Thalassa, ha ultimato lo sbarco. “Sta per iniziare lo sbarco dei migranti che sono a bordo della nave Diciotti. Sono state completate le procedure di identificazione delle persone che erano a bordo, con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato. Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti, a cura della Polizia di Stato, con assunzione delle informazioni testimoniali di tutte le persone che sono state trasportate”, aveva fatto sapere il premier Conte in una nota.

“Appena finite le indagini, appena si saranno raccolti tutti gli elementi che permetteranno di indagare e poi di arrestare chi ha commesso episodi di violenza, tutti potranno scendere dalla Diciotti, anche perché prima scendono prima testimoniano su chi li ha commessi”, dichiarava poco dopo il ministro dell’Interno Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, arrivando a una festa del Carroccio a Barzago (Lecco). Quanto ci vorrà per lo sbarco dei migranti a bordo? “Non tanto. Nelle prossime ore, mi auguro in nottata”.

Ma è stata una telefonata del presidente Mattarella al premier Conte ad accelerare lo sblocco dello sbarco. “Stupito” il Viminale per gli interventi di Mattarella e “rammarico” per la scelta della Procura sulla Diciotti di non procedere agli arresti. Poi, nella serata di giovedì, un tweet per sottolineare l’esito della vicenda: “Nave Diciotti, due indagati, scafisti individuati, tutti fermati e interrogati. È finita la pacchia!”.

Migranti, la nave Diciotti ferma in rada 

Dal Viminale, nelle scorse ore, era però arrivato lo stop allo sbarco: “Io non voglio farmi prendere in giro. Finché non c’è chiarezza su quanto accaduto io non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa al mio posto se ne assumerà la responsabilità”, ha dichiarato Salvini: “O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera”.

La Procura della Repubblica di Trapani ha intanto ricevuto due informative della Squadra Mobile di Trapani e del Servizio Centrale Operativo della polizia sui fatti accaduti a bordo del Vos Thalassa procedento all’iscrizione di un procedimento penale a carico di Ibrahim Bushara, sudanese, e di Hamid Ibrahim, ganese. 

La nave Diciotti, dopo essersi avvicinata ai muraglioni frangiflutti era rimasta in rada e non era entrata subito nel porto di Trapani. Il rinvio dell’approdo era legato alle indagini in corso su presunti scafisti del natante e sui presunti aggressori dell’equipaggio della Vos Thalassa. 

Gli investigatori hanno sentito i testimoni della vicenda per cercare di ricostruire i fatti, in vista di possibili provvedimenti cautelari. Dalle indagini è emersa anche la presenza di scafisti tra i migranti soccorsi. Intanto dal Viminale non c’è ancora nessuna indicazione precisa sullo sbarco.

La versione della Ong 

Sulla vicenda è intervenuto Christopher Savoye, responsabile Affari legali del gruppo olandese Vroon Offshore, proprietaria della Vos Thalassa: “Non abbiamo chiesto di entrare in porti italiani, non siamo trafficanti e abbiamo virato a nord dopo che l’equipaggio ha subito minacce dai migranti”, ha detto al Secolo XIX. Savoye conferma quindi che un’aggressione all’equipaggio da parte dei migranti c’è effettivamente stata. “Quando abbiamo soccorso il gommone che stava imbarcando acqua – continua – non sapevamo che era già stata avvertita la Guardia costiera libica. Appena la nave ha girato verso Sud per incontrare i libici e trasferire i migranti, questi hanno minacciato l’equipaggio: il personale è stato circondato e spintonato e alcuni hanno mimato il gesto del taglio della gola”. 

A bordo c’erano anche tre donne, due minorenni non accompagnati, un pakistano di 16 anni e un egiziano di 17. Il numero maggiormente numeroso è rappresentato da migranti provenienti dal Pakistan che sono 23. Sono 12 quelli che arrivano dal Sudan, 10 dalla Libia, sette dalla Palastina, 4 ciascuno da Marocco e Algeria, due dall’Egitto, e uno ciascuno da Ciad, Nepal, Yemen, Ghana e Bangladesh.

Il flusso dei migranti verso l’Italia continua

Continuano ad avvicinarsi in Italia imbarcazioni cariche di migranti. Una barca a vela con 60 migranti a bordo è stata intercettata al largo di Noto, in provincia di Siracusa, da personale di un’unità navale militare della Guardia di finanza del Gan di Messina.

Sembra che la maggior parte delle persone a bordo sia di origine pakistana. L’imbarcazione è scortata dalle Fiamme gialle e stanno facendo rotta verso il porto commerciale di Augusta. Intanto la Procura di Siracusa  ha aperto un’inchiesta delegando le indagini al Gicic della stessa Procura.

A Lampedusa, tra ieri sera e stamattina, sono arrivati 23 migranti tunisini. I primi otto, tra cui due minori, hanno toccato terra a bordo di una motovedetta della Guardia di finanza, che li ha soccorsi al largo dell’isola. Stamattina, invece, su una barca, sono approdati quindici nordafricani, compresi due bambini e due donne.