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Elena Santarelli per la prima volta ha affidato alle pagine di un giornale tutto il suo dolore. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la showgirl ha parlato del momento in cui ha scoperto la malattia del figlio, di come sta affrontando quello che lei da sempre chiama “il problema” e delle critiche ma anche dal sostegno che sta ricevendo in questo momento difficile.

“Il momento più brutto è stato quando, di notte, con la torcia, andavo a raccogliere i capelli di Giacomo dal cuscino, per non farglieli trovare al mattino. Quei momenti erano una pugnalata. Metti al mondo un figlio e vuoi proteggerlo, ma non sai che puoi sentirti così tanto impotente”, ha raccontato Elena Santarelli.

“Ho pianto in silenzio”

Poi ha parlato del giorno in cui lei e Bernardo hanno avuto la conferma che ciò sta affliggendo Giacomo era proprio un tumore, la diagnosi che non volevano accettare. “La cosa peggiore è che non ero presente alla risonanza – ha continuato la Santarelli – ero stata operata all’anca e avevo stampelle e dolori, è andato solo Bernardo, ma non avevamo sospetti, era un esame fatto per precauzione. Quando mio marito è tornato a casa, gliel’ho letto in faccia – ha ricordato – Sono andata in bagno e ho vomitato. Poi, mi sono messa a piangere in silenzio, per non farmi sentire da mio figlio. “.

Si è tirata su le maniche e ha deciso di darsi da fare per Giacomo e per la sua famiglia: “Giacomo mi ha chiesto di giocare alla Playstation e l’ho fatto. Ho passato la notte su Internet a cercare le parole del referto e a chiamare amici che conoscevano medici. Ricordo solo io che mi ripetevo: tuo figlio ha un tumore. Non potevo non pensare alla morte“.

Elena Santarelli e le critiche

Elena Santarelli poi ha raccontato i primi ricoveri: “I primi giorni, stavo come una scappata di casa e non è da me – ha confessato -. I bimbi sono astuti, ho capito che dovevo farmi la piega, mettere il solito rossetto, anche se mi sentivo giudicata, in ospedale, col rossetto. Ma ho fatto bene”. Riferendosi poi alle critiche ha detto: “Avrei voluto urlare contro tutte quelle cattiverie, ma sono tante di più le persone che mi esprimono affetto”.

Condividere il suo dolore è stato anche un modo per aiutare chi sta attraversando un momento simile al suo anche se “non avevo messo in conto tante lettere di persone coi figli malati o morti. Mi trovo a dare coraggio agli altri, ma anche io sono ancora nel mezzo del dolore”, confessa. E poi ha concluso: “Non è detto che un tumore annienti la vita. Ogni caso è diverso, ma mio figlio corre, mangia, ride, ha una vita normale al 60-80 per cento. Vorrei che le mamme avessero speranza”.