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Due settimane in un cassone di mele con acqua e cibo razionati. La trama sembra quella di un film dell’orrore e invece è successo veramente nelle campagne di Sommacampagna, in provincia di Verona. La vittima è una donna di origini polacche soccorsa la mattina del 28 agosto dai contadini di un campo attiguo che hanno avvisato le forze dell’ordine dopo aver sentito le urla. Come riferisce “L’Arena”, ad averla ridotta in tale condizione sarebbe stato un 53enne di Bolzano, fermato con le accuse di sequestro di persona e tortura.  

Verona, segrega donna per due settimane: fermato

Gli agenti della polizia stradale di Verona Sud e i carabinieri della compagnia di Villafranca hanno prima soccorso la donna e poi fermato il suo aguzzino che giungeva sul posto alla guida di un trattore proprio mentre il cassone-cella veniva individuato e la prigioniera liberata.

Sembra che la donna lavorasse nell’azienda nell’azienda agricola di Sommacampagna e si sta valutando una sua relazione con il cinquantatreenne. Per quasi due settimane l’uomo le concedeva una mela e una bottiglietta di acqua al giorno. Il 53enne era stato denunciato dieci anni fa per violenza sessuale nei confronti di una minorenne. I carabinieri hanno provveduto a denunciare un complice dell’uomo, un polacco di 32 anni suo collaboratore agricolo, che lo ha aiutato a imprigionare la vittima, tenendola sotto il sole e chiudendole la bocca con il nastro adesivo.