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Situazione incandescente intorno a Tripoli, in Libia, dove si fanno sempre più violenti gli scontri tra milizie di opposte fazioni. Il ministero della Salute libico ha diffuso il bilancio degli scontri tra milizie armate avvenuti in otto giorni, si parla di 47 morti e 129 feriti. Lo ha riferito un una nota la Missione dell’Onu in Libia, Unsmil, la quale ha anche invitato le parti coinvolte nel conflitto ad un incontro allargato per domani, martedì 4 settembre, alle 12:00, per mediare e “tenere un dialogo urgente sulla situazione della sicurezza a Tripoli”.

Il presidente del governo di unità nazionale della Libia, Fayez Al Sarraj, ha proclamato lo stato d’emergenza “per proteggere i cittadini, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le misure necessarie”. Diversi media locali parlano dell’avanzata a sud della settima Brigata con violenti combattimenti lungo la strada verso l’aeroporto.

Secondo il consiglio presidenziale, gli scontri che continuano da una settimana sono “un attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio. L’obiettivo dei combattimenti è quello di interrompere il processo pacifico di transizione politica, cancellando gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del Paese”.

Libia, scontri tra milizie: sono ad un passo da Tripoli 

Sempre il Consiglio ha invitato le milizie a “rispettare la tregua” interrompendo ogni azione militare verso la capitale. Ma la settima Brigata avanza con l’intento di combattere “fino a che non ripulirà Tripoli dalle milizie armate”accusate di corruzione. I ribelli hanno annunciato l’imminente assalto al quartiere di Abu Salim. Per questo motivo il Consiglio Presidenziale ha dato mandato alla milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud della capitale.

Alcune centinaia di detenuti ieri sono riuscite a evadere dal carcere Rweini ad Ain Zara, approfittando della confusione dovuta agli scontri tra milizie, mentre gli uomini della Settima Brigata avanzavano nella zona. Lo rivelano fonti locali. 

L’ambasciata italiana in Libia, sfiorata sabato da un razzo che ha centrato un hotel della zona, “resta aperta, ma con una presenza più flessibile che si sta valutando sulla base delle esigenze e della situazione di sicurezza”, spiega la Farnesina. Fonti della Difesa hanno poi assicurato che le truppe italiane impegnate in Libia sono “totalmente in sicurezza”. Anche all’ospedale di campo di Misurata non si registrano problemi.

Salvini: “No ad interventi militari”

Matteo Salvini ha fatto sapere di essere “in contatto diretto con i nostri uomini: militari, diplomatici, addetti dell’Eni, che in Libia vivono rischi portati da un intervento militare senza senso”. Il vicepremier ha quindi escluso la possibilità di “interventi militari che non risolvono nulla. E questo dovrebbero capirlo anche altri”. “L’Italia – ha aggiunto il ministro dell’Interno- deve essere la protagonista della pacificazione in Libia. Le incursioni di altri che hanno altri interessi non devono prevalere sul bene comune che è la pace”.