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Il M5S l’ha definito un atto di guerra, ma lo stop dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) alla previsione sul Pil del 2019 contenuta nella nota di aggiornamento del Def, ha ben altra portata politica. Il presidente Giuseppe Pisauro ha infatti definito “eccessivamente ottimistica” la previsione alla luce dell’aumento dello spread registrato negli ultimi mesi che deriva una maggiore spesa per interessi di 17 miliardi di euro tra il 2018 e il 2021. “Ascoltiamo tutti ma gli italiani ci chiedono di tirare dritto”, ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Cambiare” l’impostazione della manovra “sarebbe tradire i cittadini”, precisa il leader M5S Luigi Di Maio.

L’Upb segnala poi come ci siano “forti rischi al ribasso cui sono soggette le previsioni per il 2019 per alcuni fattori”. “In particolare – spiega Pisauro – per le deboli tendenze congiunturali di breve termine, che rendono poco realistiche forti trend al rialzo rispetto allo scenario tendenziale del prossimo anno e per “a possibilità che nelle attese degli operatori di mercato lo stimolo di domanda ingenerato dall’espansione dell’indebitamento venga limitato dal contestuale aumento delle turbolenze finanziarie”.

“Disallineamenti rispetto alle stime del panel UPB e fattori di incertezza sulla crescita reale riguardano anche il biennio 2020-2021, periodo al di fuori dell’orizzonte di validazione”. La stima dell’Upb, rispetto al +1,5% ipotizzato dal governo, “è tra +1,1% e +1,3% con uno scarto di 0,2 punti sulla parte alta e di 0,3 punti sulla mediana”. Differenza ancora più marcata sul Pil nominale “che nel Def è al 3,1% mentre per noi va dal 2,2% al 2,7%, quindi uno scarto minimo di 4 decimi che diventano 7 rispetto alla mediana”. “La motivazione della divergenza sul Pil reale dipende interamente dalle diverse previsioni sulla domanda interna e sui consumi per investimenti”.

L’Upb boccia il Def e le sue stime sul pil italiano 

La Commissione europea, aggiunge Pisauro, potrebbe giudicare la deviazione del saldo strutturale dall’Omt, insieme a quella della regola della spesa, una violazione “particolarmente grave” del Patto. “Lo scenario programmatico della NADEF 2018 si distingue da quello delineato nel Def 2018 di aprile per l’allontanamento nel 2019 e l’arresto nel 2020-21 del percorso di avvicinamento verso l’Obiettivo di medio termine (OMT). I cambiamenti ipotizzati si riflettono sul rispetto delle regole europee”.

In particolare, prosegue, “per il 2019 il deterioramento del saldo strutturale di 0,8 punti percentuali di Pil, a fronte dello stesso aggiustamento richiesto (0,6 punti percentuali) comporta una deviazione significativa della regola sul saldo strutturale in termini sia annuali sia in media su due anni. Analogamente, le previsioni implicano una deviazione significativa anche per la regola della spesa”.

“Considerate entrambe le deviazioni Bruxelles dovrebbe condurre una valutazione complessiva sul rispetto del Patto e nel caso lo sforzo di bilancio indicato per il 2019 nella NADEF venisse confermato nel Documento programmatico di bilancio e se tale sforzo fosse giudicato dalla Commissione europea ‘chiaramente’ al di sotto di quanto raccomandato dal Consiglio nel luglio scorso, essa potrebbe considerare come “particolarmente grave” il mancato rispetto delle regole del Patto”. La non validazione si era già verificata nel 2016 con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che superò la bocciatura apportando delle modifiche al Def. 

Il M5S attacca dopo la bocciatura dell’Upb

Durissima la reazione del M5S: “L’Ufficio parlamentare di bilancio si è rifiutato di validare la nostra Nota al Def, che per la prima volta dopo tanti anni presenta stime di crescita prudenti. Ricordiamo bene chi ha nominato Giuseppe Pisauro, Alberto Zanardi e Chiara Goretti, rispettivamente Presidente e consiglieri dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, organismo teoricamente indipendente che valuta le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo. Furono Pietro Grasso e Laura Boldrini nell’aprile 2014, durante il governo Renzi. Cosa potevamo aspettarci da un organismo che risponde ancora ad una ex maggioranza oggi ridotta a rabbiosa opposizione?”.

“Veniamo da un recente passato in cui i governi gonfiavano sistematicamente le stime di crescita per promettere alla Ue un deficit più basso di quello poi realizzato a consuntivo. Ora il governo stima una crescita per il 2019 di soli 0,6 punti più alta di quella prevista a bocce ferme (+1,5 invece di +0,9) nonostante le tante misure espansive proposte (investimenti produttivi, reddito di cittadinanza, detassazione per le imprese). E l’Upb che fa? Ci boccia le stime! – si aggiunge nel post -. Si conferma un organismo tutt’altro che indipendente, che giudica i documenti finanziari in base ad obiettivi strettamente politici. Questi veri e propri atti di guerra non ci fermeranno. La manovra del popolo andrà avanti, perché ciò che abbiamo promesso, e per cui siamo stati votati insieme alla Lega da 17 milioni di italiani, va realizzato. Senza se e senza ma”.