La manovra economica del Governo, indubbiamente molto coraggiosa, segna una significativa inversione di passo rispetto al passato, e vuole tagliare corde, lacci e lacciuoli con gli equilibri pregressi.

Mai come questa volta si è registrata una tale pioggia di critiche da ogni parte; talvolta offensive come quelle provenienti anche da organi della Unione Europea,  la cui arroganza ha  impedito il dovuto rispetto della sovranità popolare di un parlamento e di un governo stranieri.

O dall’opposizione, per restare in casa, con il segretario del Pd, Maurizio Martina che ha definito la manovra un atto irresponsabile verso gli italiani, “una manovra pericolosa e profondamente ingiusta che rischia di portare l’Italia fuori dall’euro”.

Comunque tutto questo è assai comprensibile perché questa sinistra ormai è al lumicino, ed ha capito che non serve che adesso si risvegli  dopo un settennato di torpore, che non serve  elargire quotidianamente ricette di politica sociale, che non serve che l’ex ministro Padoan  annunci la presentazione di un documento di politica economica salvifica per il Paese.

Troppo tardi. Questa sinistra ormai è boccheggiante anche per avere capito di avere perso la faccia  davanti alla manovra ” per il popolo“, proprio quella che avrebbe dovuta essere concepita da una sinistra sociale, e non radical chic, ed avrebbe dovuto essere attuata nei sette ininterrotti anni in cui è stata al governo.

La presa d’atto di avere perso un treno importantissimo, e che questo governo stia riuscendo in politica interna e nei rapporti con Strasburgo laddove non sono riusciti i vari Letta, Monti e Renzi, gli ha fatto perdere la bussola.

Il centro destra fa sentire la sua voce sempre più flebile e soprattutto sempre meno ascoltata.

Tutto questo con lo scenario di fondo delle prossime elezioni europee di primavera per le quali le prospettive politiche cominciano a delinearsi.

E’ ipotizzabile che la sinistra italiana abbia un ulteriore crollo, conformemente peraltro a quanto va verificandosi in tutta Europa e che è alla base delle reazioni dell’establishment europeo che, anch’esso, sente mancarsi il terreno sotto i piedi.

La battaglia sarà concentrata tra 5Stelle e Lega ciascuno per la propria affermazione sull’altro, anche per le ripercussioni che i risultati avranno nei rapporti di forza sugli equilibri nel governo. Mentre della destra tradizionale, Forza Italia e Fratelli d’Italia resteranno partiti residuali e satelliti di un Salvini, che si preannuncia in continua ascesa.