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America Latina, è crisi della democrazia?

La democrazia in America Latina è in crisi. Questo è il messaggio che risulta da un sondaggio effettuato quest’anno in 18 paesi della regione da Latinobaròmetro, una società cilena.

La percentuale di latinoamericani che sono insoddisfatti del funzionamento delle proprie democrazie è salita dal 51% del 2009 al 71% attuale. I soddisfatti sono solo il 24%. Ciò non significa che la maggioranza dei sudamericani voglia abbandonare la democrazia, sistema politico che è diventato la norma nella regione solo a partire dagli anni ottanta.

Più che altro stanno diventando indifferenti. I neutrali sono saliti dal 16% del 2010 al 28% attuale, mentre un 15% circa ammira i sistemi autoritari. ”La gente non ama la democrazia che vive nel quotidiano” sostiene Marta Lagos, amministratore delegato di Latinobaròmetro. Nei due paesi più grandi della regione, il Brasile e il Messico, questo sentimento di disillusione ha favorito l’elezione di presidenti che fino a poco tempo fa sarebbero stati considerati troppo radicali per guidare i propri paesi.

Dal novembre 2017 nove paesi latinoamericani hanno rieletto presidenti o ne hanno scelti di nuovi. Si è trattato in gran parte per fortuna di elezioni libere, con 3 eccezioni però.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha truccato un’elezione per vincere nel maggio 2018. A fine 2017 il presidente honduregno Juan Orlando Hernandez è stato rieletto grazie ai brogli. Nell’aprile 2018 a Cuba si è semplicemente trasferito il potere da un dittatore ad un altro. Quali sono le ragioni che spingono così tanti sudamericani a non avere più fiducia nelle proprie democrazie?

Innanzitutto, crisi economica e povertà. La crescita del Pil pro capite è diminuita di molto nella regione a partire dalla crisi finanziaria globale del 2008-2009. L’economia del Venezuela in questi ultimi anni è completamente implosa e quella brasiliana ha sofferto una fortissima recessione negli anni fra il 2014 e il 2016. La percezione che il reddito in Sudamerica sia distribuito in maniera giusta è crollata dal 25% del 2013 al 16% attuale.

La situazione in Venezuela

Nel tragico caso venezuelano, più della metà dei cittadini dichiara di non avere abbastanza da mangiare. Non è che però nel resto della regione se la passino molto meglio: in Venezuela escluso, il 27% dei latinoamericani dichiara di avere difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. Moltissimi cittadini della regione sono poi terrorizzati dagli altissimi tassi di omicidi e criminalità in generale, soprattutto in America Centrale e Brasile, ma anche in paesi ”relativamente sicuri” come Cile ed Uruguay.

Tanti altri si lamentano dell’onnipresente corruzione: 18 ex presidenti e vicepresidenti sono stati implicati in scandali di corruzione, per esempio in Argentina, Brasile, Ecuador e Perù. Dunque oggi le pubbliche istituzioni non hanno molta credibilità in questa parte del mondo. Si salvano le forze armate e le Chiese cristiane (sia quella cattolica che quelle evangeliche). Non bisogna però, malgrado tutto, essere troppo pessimisti sulle prospettive della democrazia e dello stato di diritto in America Latina.

Certo il Venezuela è dominato dal disastroso Maduro, il Messico dal populista di sinistra Obrador, e il Brasile dal populista di destra Bolsonaro. Però paesi come Costa Rica, Perù, Cile, Uruguay e Colombia hanno esecutivi e presidenti capaci, competenti e con un gran desiderio di migliorare le condizioni di vita dei propri concittadini rispettando diritti e libertà democratiche.

Giuseppe Citrolo

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Giuseppe Citrolo
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