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Ibrahimovic rivela: “Ci vediamo presto in Italia, in una squadra che deve vincere”

Zlatan Ibrahimovic comincia a alzare il velo sul suo futuro prossimo, dopo l’addio ai Los Angeles Galaxy. Un futuro che parlerà italiano, come ha rivelato lo stesso asso svedese al mensile GQ, e che potrebbe avere i colori rossoneri del Milan.
“Andrò in una squadra che deve vincere di nuovo, che deve rinnovare la propria storia, che è in cerca di una sfida contro tutti. Solo così riuscirò a trovare gli stimoli necessari per sorprendervi ancora…. Come calciatore non si tratta solo di scegliere una squadra, ci sono altri fattori che devono quadrare. Anche negli interessi della mia famiglia.. Ci vediamo presto in Italia”.
Insomma, Ibra ha tracciato un identikit che si attaglia benissimo al Milan, squadra dal blasone un po’ impolverato e che deve essere tirato nuovamente a lucido, con nuovi successi. Del resto, non ha mai nascosto la sua ammirazione per l’organizzazione del club milanese, anche se lui giocò nella società presieduta da Silvio Berlusconi. L’ultimo scudetto dei rossoneri, quello del 2010-11 porta proprio la firma dello svedese, tornato in Italia dopo la fallimentare stagione al Barcellona, dove era approdato reduce dall’esperienza all’Inter. Nelle settimane scorse, un suo post su Instagram aveva fatto pensare a un suo ritorno in Svezia, all’Hammarby, di cui invece ha acquistato delle quote societarie; scelta che ha fatto infuriare i suoi ex tifosi del Malmo, che hanno vandalizzato la sua statua.

Inbrahimovic ha anche spiegato il perché abbia deciso di lasciare il soccer, il calcio del MLS, il campionato nordamericano, dove ha segnato 52 gol in 58 partite: “Sono molto contento di aver fatto questa esperienza a Los Angeles, anche perché dopo l’infortunio molti dicevano che non sarei più stato in grado di giocare, invece ho dimostrato che posso ancora fare la differenza. Ma dopo due anni ho detto basta. Qui a livello tecnico e tattico devono ancora crescere. Per correre, corrono, fisicamente sono delle bestie. Ma non sono abituati a giocare con i piedi, perché in tutti i loro sport tradizionali – baseball, football, basket – usano le mani”.

A chi nutre dubbi sulla sua tenuta fisica, con i suoi 38 anni, in un campionato competitivo come la Serie A, ha replicato: “Ci sono calciatori che giocano a calcio e altri che pensano il calcio. Quando uno pensa inventa un nuovo modo di fare calcio, gli altri seguono e basta. Io amo fare la differenza. Non voglio fare bene solo una o due cose, voglio farle bene tutte”. Insomma, una risposta da leader, quello che serve alla squadra allenata da Stefano Pioli.

In Italia si troverà a fare i conti col problema razzismo, che imperversa negli stadi. Lui indica una soluzione: punire le società, con la sconfitta a tavolino: “Mettere la maglia “No al razzismo” e sventolare la bandiera “No al razzismo” è bello, ma non risolve il problema. Meglio togliere tre punti, sospendere la partita e perdere l’incasso, così rischi di andare in serie B. Devi essere severo, la gente non capisce fino a quando non paga le conseguenze. Quando ero in Italia mi gridavano “Zingaro!”. È razzismo anche quello, è ignoranza, anche se poi quando mi vedono fuori dallo stadio mi fanno i complimenti e vogliono farsi una foto con me”.

Stanislao Lauricina

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Stanislao Lauricina
Tags: Ibrahimoviclos angeles galaxyMilan