Categorie: CronacaPoliticaSicilia

Giancarlo Cancelleri e la sua prima cena sociale /FOTO | Vino, pasta, salotto e politica a Palermo /VIDEO

La prima “cena col cittadino” si è tenuta a Palermo, a casa della famiglia Insinga. “Cittadino, è arrivato il vino!”: la padrona di casa, Matilde, è stata esuberante e ha deciso di non far muovere un dito al suo ospite, Giancarlo Cancelleri. L’iniziativa del deputato all’Ars del Movimento 5 stelle ha finalmente preso forma: Cancelleri ogni lunedì sera sarà a casa di chi vorrà invitarlo a cena. I patti dovevano essere che a cucinare tutto ci avrebbe pensato lui, ma a casa Insinga è stato messo spalle al muro.

A invitare Cancelleri per la prima cena di confronto è stato Lucio Insinga, giovane elettore palermitano del Movimento 5 Stelle. Ma come, Cancelleri non preferiva andare a casa di chi era scettico? Le aspettative del deputato siciliano pentastellato non sono state disattese: gli Insinga sono una famiglia votata al centro sinistra, così come tanti dei loro amici, ospiti per l’evento. Ma non solo, ci sono anche elettori di centrodestra: si sono tutti riuniti nel salotto per parlare con Giancarlo, il cittadino.

Lui certo non si è tirato indietro, tra battute e momenti seri. I temi caldi della cena sono stati tanti, dalla questione delle Province a quella del perché il Movimento 5 stelle vuole a tutti i costi correre da solo. Prima di sedersi a tavola, Cancelleri commenta: “Qua c’è chi è di centrodestra, chi di centrosinistra: sarà una cena piccante!”, poi scherza: “Stasera sarò io ad andarmene di qui convinto!”.

> GUARDA LE FOTO DELLA PRIMA CENA CON IL CITTADINO

Il giovane Lucio ha deciso di invitare il rappresentante del Movimento 5 stelle “per informare, non per convincere” la sua famiglia. E il risultato dell’iniziativa di Cancelleri, al di là del fattore politico, ha un che di sorprendente: 15 persone riunite intorno a un tavolo, sedute sui divani, a discutere dei temi che ritengono più pressanti. “Ho capito che se tante persone si lamentano significa che si sta sbagliando qualcosa. E allora voglio ascoltare e capire”, ha detto il pentastellato mentre era alle prese con una padella.

Il menu della serata è stato ricco: due tipi di pasta, con le erbe selvatiche (“Raccolte da noi”, ha puntualizzato orgoglioso il padrone di casa) e una classica Norma, e un secondo da golosi, uno sformato di patate e carciofi. In cucina Cancelleri stupisce tutti indossando il suo grembiule bianco targato cinque stelle. La domanda nasce spontanea: ma questa passione per la cucina come nasce? “Mia moglie è una brava cuoca, guardo lei e provo a imparare. A dirla tutta lo faccio perchè non voglio fare la fine di mio padre”, ha risposto ridendo lo chef a 5 stelle “Senza la mamma sa cucinare solo un uovo al tegamino!”.

L’idea di Cancelleri è nata dopo una lunga chiacchierata su un taxi con il conducente: “Non voglio fare cene con attivisti”, aveva precisato “Voglio parlare con gli scettici, con quelli che non credono che il progetto del M5S sia una cosa seria, con quelli perplessi, con quelli che votano i partiti ma si turano il naso e con quelli che non vanno più a votare perchè oramai sono troppo schifati. Voglio spiegarvi senza troppa fretta”.

E in effetti la serata è calma e frenetica insieme: da un lato il circo mediatico pronto a carpire i retroscena politici di questa cena, dall’altro una famiglia che invita a cena i propri amici e che gestisce la casa in un viavai di gente, mentre l’ospite d’onore dà spettacolo in cucina, incalzato dalle domande. Quel che è certo è che la proposta del pentastellato di Caltanissetta ha fatto centro: “Mi sono arrivate talmente tante richieste che sono rimasto senza parole, adesso avrò un bel da fare”, ha raccontato Cancelleri. “Già per stasera mi sono messo a dieta!”.

L’idea della cena con il cittadino doveva toccare soltanto Palermo e Caltanissetta e invece nei primi giorni oltre 50 richieste hanno fatto capire a Giancarlo che forse sono tanti i siciliani che cercano non solo delle risposte ma anche un confronto. Ma c’è di più: “A dire il vero ho ricevuto degli inviti a cena anche da altre parti d’Italia”, svela il deputato-cuoco mentre spadella “Ho girato le e-mail ad alcuni colleghi di Roma”. E magari la cena sociale di Cancelleri diventerà un must.

> Guarda le FOTO della prima cena sociale con Giancarlo Cancelleri 

Alessia Bellomo

Visualizza Commenti

  • A cena con un grillino (e con una telecamera)
    17 marzo 2014 alle ore 22.06

    La scorsa settimana ricevo un invito a cena da parte di mio cognato. Fin qui niente di strano.

    Rimango solo un po’ sorpreso, quando mi si spiega che a cena ci sarà, come ospite d'onore, un dirigente nazionale del Movimento 5 Stelle, il partito nel quale mio cognato milita.

    L’intento – mi si dice - è quello di organizzare un incontro con persone che non votano il movimento. Rimango per un po’ paralizzato, ma poi penso che in fondo non c’è nulla di male. Mio cognato cucina benissimo (e gli voglio bene), e poi non ho nulla in contrario a un confronto politico con chi non la pensa come me.

    Mano a mano che l’evento si avvicina, tuttavia, comincio ad avere delle perplessità e dei timori. Ho come l’impressione di essere stato messo nel sacco. In un confronto politico che sia vero non ci dovrebbe essere spazio per l’accondiscendenza. Ma come è possibile realizzare un confronto vero in una occasione conviviale?

    La cucina è lo spazio della condivisione. E se il dibattito dovesse accendersi, come farò – mi chiedo – ad essere fedele alle mie idee (e anche ad animarmi, come potrebbe anche capitare) senza offendere il padrone di casa? Dovrò tacere per non accendere i toni e comportarmi come galateo comanda? Oppure dovrò parlare chiaramente, con il rischio di offendere chi mi ha ospitato e offerto da mangiare?

    Come potrò, insomma, uscire da questo doppio vincolo impostomi dalla situazione?

    (mentre penso a queste cose, la mia mente per alcuni attimi ritorna al periodo in cui, ragazzino di appena 15 anni, assieme a una mia amica e a sua madre, splendido animale politico, facevo i caseggiati per l'allora mio partito, il PCI – e ripenso a quante ce ne dicevano, a quante male parole ci siamo presi! Senza mai reagire, semplicemente ascoltando e ribattendo con l’unica arma che ci avevano insegnato a usare nelle sezioni: la parola e la forza del ragionamento. Ripenso poi ai caseggiati che, sempre per lo stesso partito, faceva mio padre negli anni ‘50, quando non solo si prendeva le male parole, ma anche le minacce dei mafiosi e i colpi di fucile della polizia di Scelba – ad altezza d’uomo).

    Ad aumentare la mia perplessità poi c’è anche un articolo che viene pubblicato sul Fatto Quotidiano del 14 marzo 2014, dove si racconta, in anteprima, proprio della cena organizzata da mio cognato, una cena con “elettori delusi del Pd che non ne vogliono sapere di votare Grillo“ e che il dirigente pentastellato – così dice l’articolo - tenterà di convincere.

    Dove sta la notizia mi chiedo? I caseggiati si sono sempre fatti. E in fondo un po’ mi piace che si ritornino a fare. Ma poi penso: vuoi vedere che la notizia sta nel fatto che qualcuno ha deciso di farla diventare notizia? Chi?

    Peraltro – penso tra me e me nel leggere l'articolo – io sono un elettore, è vero, ma non sono affatto deluso dal PD, per il semplice fatto che non ho mai riposto in esso le mie speranze (né, si capisce, il mio voto!).

    Errori e leggerezze dei giornalisti? Forse Grillo ha ragione quando li bacchetta?

    Nonostante tutte queste premesse, comunque decido di andare. A vincere alla fine è il bene che voglio a chi mi ha invitato. Chiacchiererò con il dirigente grillino e lo ascolterò con pazienza - penso.

    Arrivato sotto casa di mio cognato, attira subito la mia attenzione un’auto bianca con la scritta “RAI”, ma penso subito che sia posteggiata lì per caso. Cosa ci fanno del resto i pentastellati con la RAI? Non li hanno sempre accusati di essere servi del potere?

    Non è possibile – penso – che siano lì per la cena. Del resto, è solo un caseggiato!

    E invece mi sbaglio!

    Arrivato a casa di mio cognato, vedo una troupe, in cucina, che riprende il dirigente grillino che fa bella mostra di sé davanti alle telecamere e che, garrulo, si lascia riprendere!

    Ho un moto di fastidio e rabbia. Chiedo conto a mio cognato, che mi spiega che il dirigente gli aveva chiesto il permesso di chiamare la stampa e che lui glielo aveva accordato, a patto di riprendere solo chi non si opponesse.

    A quel punto esplodo. Dico che non ho alcuna voglia di mettere la mia faccia. Non voglio avere un copione in quella sceneggiata! Il dirigente del partito che accusa i giornalisti di servilismo e che li prende a pesci in faccia che poi sfrutta gli stessi per mettere in onda il siparietto del grillismo dal volto buono che, mentre manda affanculo tutti quanti a destra e a manca, è capace anche (bontà sua!) di dialogare amabilmente con i suoi oppositori!

    E dunque mi chiedo: “ma quando mio padre faceva i comizi davanti ai mafiosi in atteggiamento minaccioso e con il fucile spianato, quando mio padre fronteggiava gli spari ad altezza d’uomo della polizia di Scelba, quando faceva i caseggiati nelle campagne marsalesi con tutti i contadini che votavano scudocrociato parlando con pazienza con gli elettori più prevenuti, l’ha mai chiamata la stampa?"

    E andando a tempi più recenti, quando qualche anno fa il mio amico Ottavio Navarra mi ha invitato a casa sua per tentare (senza riuscirci) di fare entrare me e altri ex compagni nel PD, ha chiamato la stampa? Alla riunione su scuola, università e ricerca che ho fatto alcuni anni fa con Alessandra Siragusa (le cui idee non mia vevano convinto neanche di una virgola, ma che mi aveva ascoltato con pazienza) c’era la RAI? Potrei andare avanti così per almeno un’altra decina di righi: la risposta sarà sempre NO.

    Ed è NO perché, che il PD piaccia o no (e a me non piace per niente!), in fondo un confronto politico è un confronto, e non uno spettacolino (in streaming o in diretta TV), e un caseggiato non può mai essere una cenetta fra amici e parenti, perché il caseggiato - di norma - prevede sì il confronto e l'incontro, ma anche il conflitto. E non l’accondiscendenza.

    Ecco dunque l’illuminazione.

    A questo punto, la strategia del Movimento 5 Stelle mi risulta chiara. Se c’è una differenza fra loro e il PD (o Berlusconi) sta nel fatto che con loro la spettacolarizzazione della politica e la propaganda mediatica si sta semplicemente alzando di livello: hanno capito che bisogna assumere la posa di chi sputa in faccia ai giornalisti per poi chiamarli a registrare le pose stesse che assumono! Fin qui niente di nuovo?

    Sì, qualcosa di nuovo c’è: il volume dell’esposizione mediatica con loro è semplicemente aumentato e si è espanso fino a diramarsi in altre regioni che i loro avversari non hanno ancora imparato ad utilizzare (lo streaming, i blog, etc.).

    E tutto questo, devo dirlo, NON MI PIACE.
    Non dico che non mi piace che i grillini usino i media. In fondo non c'è niente di male in tutto questo (e in fondo anche io - in questo momento - sto usando i media). Semplicemente non mi piace che ogni spazio dell'agire politico diventi necessariamente propaganda e spettacolo, non mi piace che un caseggiato si trasformi in un evento, non mi piace che ogni cosa si trasformi in un reality.

    Ma torniamo a casa di mio cognato: siccome il mio istinto è quello di urlare in faccia al dirigente pentastellato le sue contraddizioni, decido di andarmene subito (le mie nonne mi spiegavano, del resto, che ad una cena non si urla, e non è bene neanche parlare di politica - adesso capisco perché). E siccome non sarebbe stato possibile mettere in scena il mio sdegno in una occasione conviviale, per liberarmi dal doppio legame in cui la situazione mi aveva cacciato, ho deciso semplicemente di scegliermi un altro spazio per parlare: questo.

    Mentre scrivo, l’evento a casa di mio cognato continua (immagino, ormai, senza le telecamere). Auguro a tutti buona cena!

    Se il dirigente grillino vorrà confrontarsi con me e vorrà convincermi a non votare PD, NCD o Popolo delle Libertà, non si preoccupi. Sono già convinto. Se poi vuole tentare di convincermi a votare M5S, può prendere un appuntamento con me tramite mio cognato, quando vuole: basta che non ci siano cibi e telecamere di mezzo. Da oggi in poi, però - lo devo avvertire -, sarà ancora più dura!

    Palermo 17 marzo 2014

Condividi
Pubblicato da
Alessia Bellomo
Tags: casa insingacenacena con cancelleri a palermocome invitare cancelleri a cenadeputato arsfotoGiancarlo Cancelleriinsingainvito a cena cancellerilucio insingaPalermorichiesta cena cancelleri