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La guerra dei Pos è cominciata, regna il caos | Il Paese diviso tra polemiche e rischio flop

È scattato ieri, tra le polemiche, l’obbligo per professionisti ed imprese di accettare i pagamenti superiori ai 30 euro anche attraverso forme di pagamento elettronico come bancomat, carte di credito e di debito. Una misura contenuta nel decreto “crescita bis”, 179 del 2012, che sulla carta dovrebbe servire a rendere più semplice la vita dei consumatori e a fronteggiare alla lotta all’evasione. Inizialmente questa aveva stabilito che l’obbligo scattasse dal primo gennaio di quest’anno e riguardasse solo i soggetti che fatturavano più di 200mila euro l’anno. Poi la proroga al 30 giugno ha fatto cadere questa prescrizione e l’obbligo vale per tutti.

In prima fila contro la misura le Pmi che lamentano i costi che dovranno sostenere per adeguarsi alla misura. Le imprese e i lavoratori autonomi dovranno dotarsi del Pos (Point of sale). Al netto delle offerte contrattuali che alcune banche stanno proponendo ai propri migliori clienti, secondo le stime realizzate dalla CGIA su un campione significativo di istituti di credito italiani, un’azienda con 100.000 euro di ricavo annuo, con il Pos, tra canone mensile, canone annuale e la percentuale di commissione sull’incasso, dovrà sostenere una spesa media annua di 1.200 euro.

Il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi pone l’accento sugli aspetti penalizzanti per chi ha un’attività artigianale: “Gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami, gli antennisti i manutentori di caldaie, nonché i loro dipendenti e collaboratori, spesso si recano singolarmente presso la dimora o l’immobile del committente. Questo comporta che ciascun dipendente e collaboratore dovrà essere dotato di un Pos. Il legislatore ha idea di quali costi dovranno sostenere queste aziende?”.

“Milioni di imprese – continua Bortolussi – che lavorano per altre imprese o per la Pubblica amministrazione saranno costrette a sostenere costi inutili. Si pensi agli autotrasportatori, alle imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico, alle aziende metalmeccaniche, a quelle tessili, a quelle dell’ abbigliamento o della calzatura in subfornitura, alle imprese di pulizia che prestano servizio presso gli studi privati o negli enti pubblici, ai commercianti all’ ingrosso. Tutte attività che nella prassi quotidiana ricevono già adesso pagamenti tracciabili”.

Una norma che lascia scontenti anche i consumatori. Secondo alcuni infatti nasce azzoppata: non sono infatti previste sanzioni per gli inadempienti. Un provvedimento che sa di rinvio a tempi migliori quando si abbasseranno cioè i costi per l’adeguamento alle nuove misure. In pratica i cittadini potranno richiedere di pagare con il Pos ma, allo stato attuale, non c’è nessuna certezza sul fatto che questo possa nei fatti concretizzarsi. Infatti non potranno né evitare di pagare né denunciare la mancanza del professionista a cui si sono rivolti. Ciò significa – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi –  che, nonostante vi sia un obbligo, lo Stato non è in grado di farlo rispettare, e i commercianti che da domani 30 giugno non si doteranno di Pos, non rischieranno nulla, e potranno comportarsi come meglio credono”.

La norma rischia di restare inapplicata. “Il solito pasticcio all’italiana – prosegue Rienzi – che snatura del tutto il provvedimento e cancella i fini che la norma voleva perseguire. Per tale motivo il Codacons invita tutti i consumatori a rifiutare, il pagamento con denaro contante per spese superiori ai 30 euro, e farsi mandare il conto a casa da esercenti, artigiani e professionisti che, in barba alla legge, non si sono muniti di apposito Pos, impedendo quindi ai propri clienti il pagamento con moneta elettronica”.

Il mercato intanto si sta muovendo seguendo le tendenze del prossimo futuro. Il Pos non è l’unica opzione possibile. C’è, tra gli altri, lo Square ideato dal fondatore di Twitter, Jack Dorsey, non ancora arrivato in Italia, che permette di accettare pagamenti con una app e un piccolo lettore magnetico che si inserisce nell’ingresso audio dello smartphone. Poi c’è Sum Up, che funziona anche con una semplice verifica via sms: il cliente deve cliccare  sul telefono per confermare il pagamento. Infine ci sono le funzionalità mobile di CartaSi, e le offerte di alcune  startup italiane.

 

Stefania Brusca

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Stefania Brusca
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