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Federcalcio, comunque vada sarà una sconfitta | Si fa strada l’idea del commissariamento

Fra Tavecchio e Albertini potrebbe vincere il commissario. Quella che alcuni giorni fa era solo una possibilità, adesso si è trasformata in una probabilità. Ed è forse l’unica strada che potrebbe consentire (sottolineiamo il condizionale) al calcio italiano di rinnovarsi radicalmente, riducendo il peso della “politica” e aumentando quello dei “tecnici”.

I fallimenti europei delle squadre di club, l’ancora più disarmante resa della Nazionale ai Mondiali del Brasile (con le successive dimissioni di Abete e Prandelli) sembrano non aver insegnato nulla ai dirigenti del calcio italiano, sempre più curvi sulla difesa degli interessi di parte e poco propensi a guardare lontano.

La situazione dei due unici candidati, Tavecchio e Albertini, a pochi giorni dalla elezione del nuovo presidente federale fissato per lunedì 11 agosto, si va stabilizzando, con qualche piccolo smottamento di posizioni di rendita da parte di Tavecchio: nei prossimi giorni qualcos’altro potrebbe cambiare.

Carlo Tavecchio è sfibrato e appesantito per le pesanti critiche ricevute dopo le sue infelici dichiarazioni di sapore razzista ma anche da polemiche sollevate strumentalmente dai suoi avversari, che sono tanti, anche nel mondo della comunicazione e oggetto di feroci ironie sul web. Nel frattempo si riduce il numero dei voti a favore se è vero che anche l’Empoli gli ha voltato le spalle e ci potrebbe essere qualche crepa nella LegaPro che sembrava un suo feudo tranquillo.

Demetrio Albertini, vicepresidente uscente, ha avanzato la candidatura che appena qualche settimana fa sembrava certamente perdente e che invece ora potrebbe trovare un buon numero di adesioni. Lui ci spera ma i bene informati dicono che non ha ancora i numeri.

Una situazione che lascia ancora dubbi sull’esito della votazione (a scrutinio segreto e perciò ancora di più esposta a sorprese) ma che già sembra regalare una certezza: il mondo del calcio italiano, fortemente diviso e incapace di modernizzarsi e di ritornare in auge a livello calcistico, è sempre più ingovernabile. Se vincerà uno dei due candidati la governabilità sarà difficilissima se non impossibile; se ci sarà un commissario sarà comunque una sconfitta politica per il calcio italiano.

Per quanto riguarda la votazione di giorno 11 possiamo stabilire con certezza che la prima e la seconda votazione andranno a vuoto (serve una maggioranza di 3/4 dei voti e poi di 2/3); alla terza votazione potrebbe bastare il 51% dei votanti, poi si farebbe ricorso al ballottaggio. Ma a quel punto, di fronte al fatto compiuto, si potrebbe registrare il ritiro delle candidature di entrambi e la “consegna” al Coni delle chiavi della Federcalcio.

A quel punto entrerebbe in scena Giovanni Malagò il presidente del Coni: per almeno un biennio potrebbe essere lui stesso il commissario o un suo uomo di fiducia. E dovrà lavorare sodo per rimuovere malumori, guerre di “pancia” e incrostazioni. Primo scoglio la scelta del nuovo commissario tecnico: Conte e Mancini restano i candidati più autorevoli.

Guido Monastra

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Guido Monastra
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