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Riforme, le opposizioni lasciano l’Aula | Renzi: “Non ci fermiamo, votiamo anche soli”

È sempre più teso il clima a Montecitorio dove si sta discutendo il ddl di riforme costituzionali. Dopo una seduta notturna tesa e culminata in una rissa tra i parlamentari di Pd e Sel, in mattinata si è svolta un’accesa conferenza dei capigruppo. Che però non è riuscita nell’intento, ovvero quello di trovare un’organizzazione del lavoro che accontentasse anche le opposizioni.

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Al contrario, i gruppi delle opposizioni, Lega, M5S, Sel, Fratelli D’Italia e gli ex M5S di Alternativa libera hanno abbandonato l’aula per protestare contro la forzatura della maggioranza e del governo che hanno imposto la seduta-fiume sulla riforma del Senato e del Titolo V.

Forza Italia ha riunito l’assemblea del gruppo per discuterne ma Renato Brunetta ha preannunciato che anche il suo gruppo potrebbe abbandonare l’Aula.

Tra i banchi delle opposizioni in Aula alla Camera siede un solo esponente per ogni gruppo di minoranza, un espediente per non fare decadere gli emendamenti presentati.

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Anche Stefano Fassina e Pippo Civati della minoranza Pd non parteciperanno alle votazioni sulle riforme dopo l’Aventino delle opposizioni. “Il fatto politico che si è verificato è gravissimo. Chiedo al Pd ed al governo di fermare i nostri lavori”, dice Fassina. “Neanche io parteciperò alle votazioni sulle riforme”, si associa Pippo Civati.

Il premier Matteo Renzi, infastidito ma deciso a tirare dritto per la sua strada, ha commentato: “Vogliono bloccare il governo, ma noi non ci fermiamo. Le riforme le voteremo anche da soli, ma preferiremmo non farlo”.

“In un Paese democratico non è tollerabile arrivare” a questa situazione, “esorto tutti i colleghi e le colleghe a fare una riflessione seria su come andare avanti”, ha detto il presidente della Camera, Laura Boldrini. “Bisogna evitare che sia presente solo una parte dell’Aula”, ha aggiunto, avendo constatato l’assenza delle opposizioni in Aula.

“Mi rammarico di questa situazione. Mi auguro ci sia un reale spazio per trovare un terreno comune e possano rientrare quanto prima i colleghi che hanno deciso di lasciare l’Aula”, ha concluso il presidente di Montecitorio, pensando probabilmente alle critiche che il Parlamento potrebbe ricevere per aver votato una riforma della Costituzione senza che tutte le principali forze politiche siano rappresentate in Aula.

Maria Teresa Camarda

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Maria Teresa Camarda
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