Categorie: Punti di vista

Caso Cesare Battisti, connivenze a garanzia della latitanza?

E’ stato arrestato ed è arrivato in Italia Cesare Battisti che, ad onta di un onorato e patriottico cognome, è un infame e vigliacco assassino. Giustizia è fatta dopo quasi 40 anni di dorata latitanza vissuta tra coppe di champagne, conferenze non si sa su cosa, abitazioni lussuose nei più begl’angoli del mondo.

Un essere spregevole che oltre ad essere un assassino ha continuato la propria vita nel massimo dispregio della scia di sangue e dei drammi  umani lasciatisi dietro e per i quali non ha mai esternato pentimento, semmai un sorriso beffardo sempre stampato su una faccia da schiaffi, a volere anche significare il proprio scherno per lo Stato italiano.

Salvini e Bonafede si sono impegnati moltissimo nei rapporti con la Bolivia ma, oltre all’impegno, hanno messo soprattutto la volontà di arrivare al risultato. Certo che, per un cittadino comune che viene perseguitato da Equitalia se non paga il debito di mille euro, appare incomprensibile che uno Stato per quarant’anni abbia potuto essere impotente.

Cesare Battisti e la sua rete di amici

E al cittadino comune sorge legittimamente il dubbio se, in questi quarant’anni, in realtà si sia voluto mai realmente accoppare Battisti. Certamente le connivenze a garanzia della latitanza di un assassino devono esserci state e devono essere state anche molto forti: ma chi ha avuto interesse ad assicurare a questo assassino la propria latitanza? E chi ha garantito per tutti questi anni l’esistenza dorata vissuta dal delinquente?

I media parlano di rete di amici ma nessuna rete può sostenere e garantire per tanto tempo. Qui prodest? Nessuna rete di amici se non quella di amici politici, nazionale ed internazionale, a vantaggio della quale il signor Battisti era stato ossequioso e sanguinario servitore e la cui consistenza  autorizzava quel sorriso beffardo derivante dalla consapevolezza della forza delle coperture .

Oggi, a quarant’anni di distanza, molti personaggi del tempo non ci sono più. Ma qualcuno ancora c’è e questo qualcuno in queste giornate non sarà stato contento come tutti gli italiani perché dalle pagine di storia di cui  potrà dire l’infame, potrebbe esplodere qualche altra bomba e far saltare scranni prestigiosi. A meno che in carcere, come una volta accadde ad un certo Gaspare Pisciotta, qualcuno gli serva un caffè bollente.

Tignitè

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Tignitè
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