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La famiglia Buscetta allo scoperto in un film su YouTube

La famiglia Buscetta esce allo scoperto con un film su YouTube. Dopo anni passati a nascondersi dai sicari di Cosa Nostra, i parenti superstiti del pentito di mafia Tommaso Buscetta hanno accettato di apparire in un nuovo documentario.

Oltre “Il Traditore” di Marco Bellocchio: un film su YouTube

A far parlare del più famoso pentito di mafia non c’è soltanto “Il traditore” di Marco Bellocchio. Il film, con un sublime Pierfrancesco Favino nei panni di Tommaso Buscetta, è stato presentato con successo  all’ultimo festival di Cannes.

Roberto Buscetta e sua madre Cristina si sono celati per trent’anni dietro false identità. Intanto ben undici dei loro familiari venivano assassinati brutalmente dalla mafia. I cineasti Max Franchetti e Andrew Meier, adesso, li hanno rintracciati in Florida.

Il loro documentario, dal titolo “Our Godfather: The Man the Mafia Could Not Kill“, è in onda in streaming su YouTube dallo scorso fine settimana. Dal prossimo settembre invece sarà disponibile sulla piattaforma Netflix.

Non è stata un’impresa facile e inizialmente c’era un poco di riluttanza. “Uccidere il figlio di Tommaso Buscetta sarebbe il trofeo perfetto”, ha spiegato Roberto ricordando che le testimonianze di suo padre nel maxiprocesso di Palermo e a New York con la “Pizza Connnection” a metà anni Ottanta hanno portato alla condanna di centinaia di mafiosi.

Buscetta, morto di cancro nel 2000 a 71 anni, fu sepolto sotto falso nome in un cimitero di North Miami. Cristina e Roberto hanno incontrato i cineasti nel maggio 2015 in Florida, presente come testimone l’agente della Dea Anthony Petrucci che per anni aveva protetto la famiglia.

La famiglia Buscetta allo scoperto

Sembrava impossibile trovare i Buscetta e convincerli ad uscire allo scoperto. Franchetti e Meier, infatti, ci hanno messo due anni.

Dopo l’ingresso di Tommaso Buscetta nel “Witness Protection Program“, Cristina, la terza moglie brasiliana del pentito e i suoi familiari più stretti avevano vissuto sotto falso nome e in diverse località per oltre 30 anni. Lisa, la sorellastra di Roberto che appare anche lei nel documentario, ha detto di aver pronunciato il cognome Buscetta per la prima volta nella vita: “Ne andava la sicurezza della famiglia”.

Le cose si sono ulteriormente complicate dal momento che molti degli agenti che avevano protetto i Buscetta negli anni o non erano interessati o erano morti. Soltanto in pochi avevano mantenuto i contatti con la famiglia del pentito. La maggior parte li avevano ormai persi da anni.

Uno spiraglio di speranza è arrivato grazie ad una mail spedita nel 2015 a un vecchio indirizzo che forse era stato usato dalla famiglia. Dopo tre settimane di silenzio, Cristina aveva risposto, incuriosita. La stessa moglie del pentito racconta nel documentario quanto sia stato difficile per Tommaso rompere il codice dell’omertà: “La decisione più sofferta della sua vita”.

Alla fine Cristina ha accettato di farsi riprendere, mentre Roberto, che sotto falso nome ha fatto il soldato in Iraq e Afghanistan, ha chiesto di non usare i suoi alias e di tenere il volto parzialmente in ombra. Non è stata comunque una decisione facile: “C’è sempre un rischio, la mafia non perdona”.

Rosanna Pasta

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Rosanna Pasta
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