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Caso Del Grande, Ue: “Sosteniamo l’Italia”
La compagna: “Non voleva andare in Siria”

di . Categoria: Cronaca, Esteri

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Il caso di Gabriele Del Grande sta interessando anche l’Unione Europea. “Ci siamo coordinati con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello stato membro”, ha detto Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera, che si trova a Pechino per il Settimo Dialogo Strategico Ue-Cina.

“L’Ue, in questo particolare caso, si è attivata per sostenere l’azione dell’ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l’azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche. Questo sta già accadendo in modo discreto  – ha precisato – ma spero produttivo”.

“Il lavoro che facciamo e che stiamo facendo è di sostenere il lavoro delle autorità italiane rispetto alle autorità turche e accompagnarlo sia localmente che anche a Bruxelles”, ha poi aggiunto.

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano assicura: “Le autorità turche ci hanno avvisato per telefono che domattina alle 9 ci sarà la possibilità di un incontro del console e del legale di Del Grande”.

Interviene anche Massimo Del Grande, il papà di Gabriele: “La Farnesina si sta dando da fare per organizzare l’incontro con Gabriele, che dovrebbe avvenire domani, venerdì. Mio figlio lì solo non ce lo lascio, è chiaro che per andare in Turchia c’è una burocrazia che richiede alcuni adempimenti. Noi questa vicenda la viviamo giorno per giorno, momento per momento”.

Il giornalista Gabriele Del Grande, trattenuto in Turchia in un centro di detenzione amministrativa a Mugla. Alexandra D’Onofrio, compagna del reporter, ha rilasciato un’intervista a ‘La Repubblica’ nella quale ha dichiarato di aver “girato insieme il video che ha lanciato il crowdfunding per Un partigiano mi disse. Il suo nuovo progetto ha avuto oltre 1340 sostenitori/donatori: Gabriele voleva incontrare siriani fuggiti in Turchia”.

Poi la D’Onofrio racconta il modo di lavorare del compagno: “Va zaino in spalla e chiacchiera, passa ore a parlare con le persone nella loro lingua senza mediatori, in maniera spontanea. Non va alla ricerca dello scoop, ma di quanto ci può fare riflettere. Abbiamo lavorato insieme quando i giornalisti potevano entrare nei Cie, Gabriele scriveva articoli e inchieste. Poi dal 2011 li hanno chiusi e abbiamo deciso di documentare quello che c’era intorno”.

Infine la confidenza, “Lui si fida di me, mi avrebbe detto la verità altrimenti. Non aveva alcuna intenzione di passare il confine con la Siria”.

20 aprile 2017

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