Il fascino delle cover

di Redazione

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Il fascino delle cover

| lunedì 26 Novembre 2012 - 15:54

cover

Dedicato ai maniaci del rock. Scegliete un brano e cercate le cover, le versioni che più si caratterizzano rispetto all’originale per arrangiamenti ed esecuzione.

Se avete qualche oretta di tempo, oggi che scaricare la musica è esercizio rapido e i cataloghi in rete abbastanza vasti, puntate sulle alternative. Libero ciascuno di scegliere il genere e il percorso preferito, un solo consiglio: il brano deve possedere la caratteristica di poter esser “manipolato” nella sua struttura armonica.

 

Prendete, per esempio, Born to be alive, una hit del filone dance fine anni ’70 (Patrick Hernandez) e riascoltatela nella versione acustica di Paolo Kessissoglu, proprio lui, la Iena compare di Luca Bizzarri. Ne è venuta fuori una ballata estremamente sensuale, un tentativo riuscito di dare nuova vita attraverso una nuova veste.
Il repertorio dei miti del rock è stato speso saccheggiato e a volte anche spudoratamente. Ma nel caso di Bob Dylan le versione alternative hanno spesso prodotto buoni esiti. It’s all over now, baby blue, meravigliosa nell’originale, non ha perso incisività eseguita da Bryan Ferry, morbido e suadente come sempre, è diventata più sofferta sussurrata da Marianne Faithfull, straordinariamente glamour con Falco (ricordate lo scatenato interprete di Der Kommisar? Si, proprio lui, ma non fatevi condizionare).

E che dire di Lay Lady Lay, altra prova d’autore di Dylan, cantata a cappella dai The Persuasions e proposta in stile intimistico da U. S. Maple: due chicche che emergono tra le decine di cover dylaniane.
C’è poi chi coverizza se stesso. E’ il caso di Erice Clapton che già nel suo unplugged aveva levato il tempo di rock a Layla e da poco si è concesso un esercizio di stile a doppia citazione nel duetto con Winton Marsalis. Nessun commento per non rovinare la sorpresa a chi vuole dare credito al nostro suggerimento.

E ancora in rapida successione: Starway to Heaven che dai Led Zeppelin, inimitabili, transita tra le note degli sconosciuti The Bryan J. White Quartet, coraggiosi quanto intraprendenti nella loro rivisitazione. Citazione anche per Boppi’n B che si appropria di Tainted Love, già rieditata negli anni ’80 dai Soft Cell dopo il lancio dei Four Preps (1964). Sfizioso tentativo quanto quello di Hannah Peel che dello stesso pezzo propone il lato più inquietante come fosse ispirata da Dario Argento.
E per finire un capolavoro di Ben Harper, con dedica al genio di Marvin Gaye: struggente e malinconica la sua Sexual Healing. Un caso assai raro in cui la cover sembra poter superare l’esecuzione originale.

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