Tutti contro il Cavaliere, Ingroia: “Per parlare con Mangano e Dell’Utri non gli serviva il vocabolario”

di Redazione

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Tutti contro il Cavaliere, Ingroia: “Per parlare con Mangano e Dell’Utri non gli serviva il vocabolario”

| sabato 16 Febbraio 2013 - 16:12

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PALERMO, 16 FEBBRAIO 2013 – “Come mai Berlusconi si è sempre circondato di una corte di siciliani come Dell’Utri, condannato per associazione mafiosa, e Mangano, condannato per omicidi di mafia? Evidentemente, si è sempre inteso bene con loro senza necessità di vocabolario: parlano perfettamente la stessa lingua, un linguaggio in codice incompatibile con quello penale”. Il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, replica deciso alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi.

Il riferimento è ad un passaggio dell’intervento del Cavaliere, questa mattina a Palermo per una convention elettorale, che aveva citato la folta delegazione siciliana presente nel suo governo, dicendo: “C’è stato un periodo in cui in Consiglio dei Ministri si parlava siciliano, mi serviva il vocabolario”. Ingroia è fra gli avversari politici duramente attaccati da Berlusconi nel corso del suo intervento. E l’ex pm, sceso in campo con il suo movimento “Rivoluzione civile” controbatte senza risparmiare colpi.

“Berlusconi – aggiunge Ingroia – ha un’idea opportunistica della Sicilia, la sua unica preoccupazione è quella di realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina: un’opera inutile e dannosa, un pozzo senza fondo di soldi pubblici che servirà solo ad arricchire cricche e clientele amiche. L’ex premier è l’emblema vivente dell’intreccio malsano tra politica e affari, che sta strozzando le forze sane del Paese e soprattutto del Mezzogiorno. Noi rivoluzionari – conclude Ingroia – libereremo l’Italia dalla casta che l’ha occupata, a cominciare dalla Sicilia”.

“La televendita elettorale di Berlusconi dopo il condono edilizio, quello fiscale tombale e l’apologia della mazzetta si arricchisce con il simbolo delle opere inutili e degli sprechi: il Ponte sullo Stretto ossia un regalo incartato per i signori del cemento. Il Ponte sullo Stretto non si farà perchè in Parlamento ci saremo noi ad impedire che si buttino 8,5miliardi dei cittadini italiani a mare per un’opera inutile, costosissima e dannosa per l’ambiente”. Contro la realizzazione dell’opera si schiera anche Angelo Bonelli, leader dei Verdi e candidato alla Camera con Rivoluzione Civile. “Con gli 8,5 miliardi di euro del Ponte sullo Stretto si possono realizzare 90 km di metropolitana o 621 Km di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici rivoluzionando il trasporto pubblico nelle nostre città che affogano nello smog e affrontando i problemi che ogni giorno vivono i pendolari – conclude Bonelli -. Decine di migliaia di nuovi posti di lavoro al posto del regalo che Berlusconi vuole a tutti costi fare alla lobby del cemento”.

E ancora, a proposito dell’opera, Berlusconi aveva detto: “Ho sempre avuto il desiderio di passare sul Ponte sullo Stretto prima di morire”. Mentre l’ex premier parlava ancora dal palco del Teatro Politeama, Fabio Granata, vice coordinatore di Fli, gli rispondeva: ” si attrezzi per camminare sulle acque: il ponte per fortuna non si farà mai”. 
Silvio Berlusconi – continua Granata – deve rassegnarsi: il ponte non si farà, non serve e non lo vogliamo: quindi, oltre a restituire l’Imu faccia l’ennesimo miracolo e attraversi lo Stretto camminando sulle acque. Può farcela, se si impegna. Non ci servono il ponte e non ci servono condoni ma una nuova idea di sviluppo. La più grande infrastruttura per la Sicilia è il ripristino della legalità. Il resto sono chiacchiere e ammiccamenti alle mafie”.

 

Ma contro le affermazioni del Cavaliere intervengono anche i big attaccati duramente oggi da Berlusconi. “Sì, ho bloccato la sua riforma ad personam. Ne vado fiero!”, così Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, su Twitter a proposito della riforma della giustizia. A Twitter si affida anche Pierluigi Bersani: “Io non minaccio nessuno. Ma prendo atto che ogni volta si parla di regole Berlusconi si sente minacciato”, dice il segretario del Pd. E ancora, con un altro tweet: “Il Ponte sullo Stretto è una di quelle cose che porta fuori strada, fa discutere, spendere soldi per niente. Senza risultati”. Il premier Mario Monti bolla come incoerenti le affermazioni del Cavaliere: “Non capisco di economia? Rispetto le sue opinioni, ma è difficile trovare coerenza nelle sue dichiarazioni”.

 

Sul falso in bilancio interviene l’ex procuratore antimafia, Piero Grasso, capolista al Senato nel Lazio del Pd: “Berlusconi si diverte ancora a fare il gioco delle tre carte. È vero che il falso il bilancio è un reato che ancora nominalmente esiste nel nostro codice, ma è altresì vero che con l’uso sapiente della ‘manona’ del suo governo, la norma è diventata un colabrodo”, dice.

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