Delitto Falcidia, assolto il marito della donna uccisa

di Redazione

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Delitto Falcidia, assolto il marito della donna uccisa

| lunedì 03 Giugno 2013 - 21:01

delitto falcidia, assolto il marito vincenzo morici

CATANIA, 3 GIUGNO 2013 – A circa 20 anni dal delitto è arrivata, dalla prima Corte d’assise d’appello, la conferma della sentenza d’assoluzione per Vincenzo Morici.

 

Il medico era stato accusato di avere ucciso per gelosia la sera del 4 dicembre 1993 la moglie, la professoressa Antonella Falcidia, nella loro abitazione in via Rosso di San Secondo, a Catania.

 

In primo grado l’accusa aveva chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per uxoricidio con movente passionale ma a conclusione del processo col rito abbreviato, il 3 marzo 2011, l’imputato è stato assolto dal Gup Grazia Caserta, con la formula “per non avere commesso il fatto”.

 

La Procura, che ha appellato la sentenza, aveva chiesto la condanna a 30 anni di reclusione, sostenendo che il presunto uxoricida avrebbe agito per motivi passionali. Movente e richiesta di condanna ribaditi nella requisitoria del procedimento di secondo grado. Il collegio di difesa ha sempre ribadito l’innocenza del suo assistito che “vuole sapere chi ha ucciso sua moglie”.

 

Vincenzo Morici, primario del reparto di Chirurgia generale dell’ospedale di Taormina, fu arrestato il 14 marzo 2007, a distanza di oltre 13 anni dalla morte della moglie, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare, con l’accusa di omicidio. Il professionista fu scarcerato 25 giorni dopo dal tribunale del riesame per mancanza di indizi. Decisione poi ribadita dalla Cassazione.

 

L’inchiesta era stata riaperta dalla Procura di Catania nel febbraio 2007. La svolta era arrivata dopo che uno scanner in uso nell’università di Trieste – durante esami del Ris su una macchia di sangue confusa ai bordi inferiori di un divano con tappezzeria fiorata – aveva evidenziato, secondo l’accusa, le prime tre lettere a stampatello del nome del marito, ‘ENZ’, che sarebbero state scritte dalla vittima, che avrebbe così indicato nel coniuge l’omicida.

 

Una tesi non condivisa dal Gup che ha assolto con formula piena l’imputato.

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