Capo Passero, posizionati i sensori che “ascoltano” il passaggio dei Capodogli

di Redazione

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Capo Passero, posizionati i sensori che “ascoltano” il passaggio dei Capodogli

| martedì 06 Agosto 2013 - 11:42

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PALERMO, 6 AGOSTO 2013 – Il passaggio dei capodogli in mare aperto, adesso è registrato da “orecchie” hi-tech posizionate nel sud-est della Sicilia. Grazie a questo sistema di monitoraggio del passaggio dei grandi mammiferi marini gli scienziati potranno proteggere i grandi cetacei dalle attività marittime dell’uomo calcolando le rotte delle navi e il tasso di inquinamento acustico provocato dalle stesse. 

 

A permettere questo tipo di attività il più grande e profondo apparato di ascolto sottomarino del Mediterraneo. Il sistema è composto da 14 sensori acustici situati su una torre di proprietà del’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a 80 km a sud est di Capo Passero, a 3500 metri di profondità. Il monitoraggio permetterà una sorta di “diretta” sulle attività dei capodogli e segnalare la loro presenza alle navi che incrociano la loro rotta o a quelle imbarcazioni che potrebbero produrre un inquinamenoto acustico lesivo per gli stessi caposogli. 

 

I sensori acustici sono ”ospitati” su una torre che si alza dal fondale per 450 metri, il primo passo di una selva di torri che, col progetto internazionale Km3Net di cui l’Infn è parte determinante, cattureranno le particelle di neutrini in viaggio dal centro della galassia. Neutrini prodotti da disastri cosmici lontanissimi, che arrivano fino a noi dopo aver attraversato tutta la Terra. Le torri avranno decine di migliaia di sensori ottici (fotomoltiplicatori), “occhi” elettronici che formeranno un’antenna sottomarina in grado di rilevare la scia luminosa azzurrina (la “luce Cherenkov”) prodotta dallo “scontro” dei neutrini con l’acqua di mare.

Per ora, grazie al progetto Miur-Futuro in ricerca Smo che coinvolge l’Infn, l’Ingv, le Università di Roma Sapienza e Roma 3, e di Pavia, Messina e Catania, a funzionare a pieno regime sono i sensori acustici che ascoltano le “voci” dei grandi cetacei registrando cinque minuti ogni ora. “Appena entrati in funzione, tra il 23 e il 27 marzo, hanno subito catturato i segnali dei primi capodogli – dice Giorgio Riccobene, dei Laboratori Nazionali del Sud dell’Infn (Catania) – il nuovo software ha permesso anche di stabilire la stazza di questi due animali, circa 12 metri. Potrebbero essere delle femmine o dei maschi giovani”.

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