Bruciati 65mila posti di lavoro in 6 mesi | La crisi della Sicilia che non esporta più petrolio

di Alessandro Amato

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Bruciati 65mila posti di lavoro in 6 mesi | La crisi della Sicilia che non esporta più petrolio

| sabato 09 Novembre 2013 - 07:08

Sempre più nera la crisi del lavoro siciliano. Non sembra migliorare il tasso di disoccupazione dell’Isola che lo vede aumentare al 21,1 per cento. In aumento dell”1,7 per cento rispetto al primo semestre del 2012, il dato mette in evidenza come siano sopratutto i giovani a farne le spese. Infatti nella fascia tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione schizza al 55,5 per cento del totale. Un giovane siciliano su due, quindi è senza lavoro, ma non sono solo loro a subire il vuoto occupazionale creato durante questi ultimi anni di crisi. Con il 23,1 per cento di disoccupazione sono le donne la categoria “meno impiegata” in Sicilia.

La differenza tra il primo semestre di quest’anno e lo stesso periodo del 2012 il dato è allarmante: 65 mila posti di lavoro sono andati in fumo. Sono nella memoria collettiva le manifestazioni che ogni giorno animano le vie del capoluogo siciliano: e i lavoratori non appartengono tutti alla stessa categoria. Sono infatti molti i settori che negli ultimi mesi hanno visto diminuire il tasso occupazionale: dai più noti casi della grande distribuzione fino alla drammatica situazione dell’automobile a Termini Imerese.

I dati raccolti ed esposti nell’aggiornamento congiunturale elaborato dal centro studi della sede regionale della Banca d’Italia e presentanti in occasione della VI edizione delle “Giornate dell’economia del Mezzogiorno” parlano chiaro: la crisi del lavoro è nera. Da gennaio a giugno la Sicilia ha vissuto un vero disastro di proporzioni ormai insostenibili per un sistema che spera nella ripresa.

Oltre 65 mila i posti di lavoro andati in fumo nel confronto tra il primo semestre 2012 e il primo semestre 2013. La disoccupazione è aumentata, nel confronto tra gli stessi periodi, del 1,7 per cento arrivando ad una quota quasi da record del 21,1 per cento. Ma non è solo il lavoro a piangere in questo dramma economico.Una delle punte di diamante dell’export siciliano, il petrolio, ha subito una forte battuta d’arresto. Le esportazioni di greggio sono infatti crollate del 28,4 per cento. E se un settore storicamente forte come quello degli idrocarburi p in crisi, il resto delle esportazioni diminuiscono sostanzialmente.

Gli scambi con l’estero per la Sicilia sono diminuiti del 17,9 per cento. Una recessione che però vede coinvolto anche uno dei mercati “tradizionalmente” sicuri: il mattone. Il mercato immobiliare sembra infatti essersi cristallizzato con una diminuzione dell’erogazione dei mutui per l’acquisto della casa del 26,9 per cento, mentre sembra quasi raccontare una parabola discendente di un campione ormai vecchio e stanco quando si guarda al settore delle costruzioni siciliane che non sembra vedere la luce.  E se il turismo segna una diminuzione degli arrivi dall’Italia da un lato lascia ben sperare per l’aumento della spesa per i turisti stranieri che cresce del 12,4 per cento.

Ma c’è un dato che più di ogni altro riesce a dipingere con un tratto forte la crisi profonda che l’economia dell’Isola sta vivendo: le sofferenze bancarie sfiorano il miliardo di euro. Il debito dei siciliani è di 936 milioni di euro, in aumento del 18 per cento rispetto all’anno scorso e quasi il doppio nel confronto con gli altri abitanti del Paese. Ma non cresce solo il debito dei privati cittadini, la Pubblica amministrazione in Sicilia soffre di un indebitamento in aumento, rispetto all’anno scorso, del 6,8 per cento.

Per Giuseppe Arrica, responsabile della sede palermitana di Banca d’Italia, il segnale positivo arriva dalle imprese. A sostenere la tesi di Arriva arriva un sondaggio effettuato dallo stesso centro studi che raccoglie le aspettative per il 2014. Dal risultato dell’intervista sembra che le aziende siciliane, in un numero piuttosto sostanzioso, intravedano uno  spiraglio di luce, in attesa degli ordinativi per il prossimo anni. Intanto la Sicilia si interroga sul futuro delle sue imprese e della sua struttura industriale. Le migliaia di posti di lavoro andati in fumo nei mesi passati sono solo una delle conseguenze di una mancata previsione del rischio di una crisi così prolungata.

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