Dopo la prima udienza svoltasi a Firenze del nuovo processo d’appello bis che vede imputati Raffaele Sollecito ed Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher, con cui la Corte d’Assise d’Appello aveva ordinato una nuova perizia genetica sul coltello sequestrato in casa di Sollecito e ritenuto essere dall’accusa l’arma utilizzata per uccidere Meredith Kercher, il 26 novembre 2013 ha preso avvio la requisitoria del Procuratore Generale.

Il nuovo processo ha, infatti, preso il via dopo che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione pronunciata in secondo grado per Sollecito e Amanda Knox. Trenta anni per Amanda Knox, compresi i 4 anni per la calunnia promossa contro Lumumba (considerato dal Procuratore Generale un vero depistaggio) e ventisei per Raffaele Sollecito: queste le richieste del Procuratore Generale.

Duro colpo per i due ex fidanzati, entrambi rimasti contumaci, che in primo grado erano stati condannati rispettivamente, a 25 di reclusione Sollecito e a 26 anni la Knox, per poi essere assolti in grado di appello con una sentenza che è stata poi cancellata dalla Cassazione.

Il Procuratore Generale, Alessandro Crini ricostruisce in aula la scena del crimine con doverosa accuratezza, attraverso l’analisi specifica delle ferite riscontrare sul corpo di Meredith e degli schizzi e tracce di sangue trovati nella stanza.

Proprio la ragazza americana secondo il Procuratore Generale avrebbe avuto un ruolo determinante nell’assassinio, dimostrato proprio dalle tracce di Dna sulla lama del coltello che colpì Meredith Kercher, poi ritrovato in casa di Sollecito. E, mentre Rudy Guede abusava sessualmente della vittima, la violenza di Amanda e Raffaele si sarebbe fatta sempre più pregnante, fino al punto da procurarne la morte. Da qui l’ipotesi che sarebbero stati utilizzati due coltelli contro Meredith.

Crini sottolinea nella sua requisitoria come Meredith sia stata trattenuta con forza affinché non urlasse, tanto da procurarle lacerazioni su bocca e collo. Poco credibile, l’ipotesi che Rudy Guede (già condannato a 16 anni per concorso in omicidio, a seguito di rito abbreviato) da un lato stringesse il polso della vittima mentre la violentava e dall’altro avesse in mano un coltello per pugnalarla.

Più probabile è, invece, l’ipotesi che vi fossero altre due persone sulla scena del delitto che utilizzavano al contempo due diversi coltelli. Uno più piccolo, tenuto in mano dal Sollecito, ed uno più grande, tenuto in mano dalla Knox e poi ritrovato in casa di sollecito.

Questo è quanto emerge dall’esame delle ferite ritrovate sul corpo di Meredith. La ferita mortale, quella sulla gola, sarebbe stata inferta proprio dalla Knox, mentre il Sollecito avrebbe utilizzato il coltellino per causare altre ferite e tagliare il famoso gancetto del reggiseno alla vittima. Il tutto, appunto, mentre Rudy violentava la vittima. A supporto della sua tesi accusatoria, il Procuratore Generale aggiunge l’orma di scarpa femminile sulla federa che viene attribuita ad Amanda Knox, aggiungendo che in bagno c’erano tracce non solo del sangue di Meredith, ma anche del sangue di Amanda.

Per quanto riguarda il movente, Crini punta su una violenza nata da un contrasto tra Meredith e i suoi assassini, dovuto preliminarmente alle forti lamentale, non soltanto di Meredith ma anche da parte delle altre coinquiline di Amanda, per questioni di pulizia e igiene della casa in via della Pergola. Contrasto esploso quando Rudy Guede usò il bagno di una delle ragazze lasciandovi le feci e senza tirare lo sciacquone.

Riguardo alle prove del Dna, Crini svolge una lunga spiegazione tecnica per dimostrare e sostenere come la prima perizia sul coltello (che evidenziò tracce del Dna della vittima) era valida, tanto quanto quella che successivamente ha attribuito ad Amanda un’altra traccia rinvenuta sul coltello. Crini poi insiste sul fatto che anche il rinvenimento della traccia di Dna di Sollecito sul gancetto del reggiseno di Meredith sia da considerarsi valido, come sostenuto dal consulente della pubblica accusa e da altri esperti di genetica.

E proprio sulla ricostruzione del delitto così come operata dal Procuratore Generale, hanno già annunciato battaglia i difensori degli imputati.

Soddisfatto invece il legale della famiglia Kercher, l’avvocato Francesco Maresca, che ha definito le richieste di Crini ”equilibrate, in linea con una requisitoria, equilibrata, completa e precisa”. Proprio l’avvocato Maresca, che rappresenta la famiglia della vittima, parte civile nel processo, parlerà alla prossima udienza che si terrà il giorno 16 dicembre.

A seguire le arringhe delle rispettive difese di Amanda e Raffaele, con conseguenti possibili repliche. La sentenza probabilmente per metà gennaio.

Avv. Donatella Sicomo

Litigation Department

Studio Legal internazionale Giambrone Law