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Ci sono cose che non si dovrebbero fare. E che facciamo, incuranti dei rischi, del fato, delle conseguenze. Le facciamo per passione e per convinzione.

Francesco non avrebbe dovuto salire sul controsoffitto della piscina Zurrìa, semplicemente perché era pericoloso. Ma quella era casa sua, il suo territorio, e mai puoi pensare che il tuo terreno ti tradisca, che sia proprio lui ad abbandonarti quando occorre il suo sostegno.

Francesco Scuderi ha dato tutto per la pallanuoto, e altro aveva ancora da dare, se l’eccesso di amore per questo sport, per quel maledetto impianto non avesse decretato lo stop. Nel modo più brutale.

Chi non è nato e cresciuto dentro una piscina fatica a capire questa storia, a trovarci un senso, come diceva Vasco Rossi. E forse è vero che un senso non ce l’ha. Per gli amanti del nuoto e della pallanuoto, il senso c’era, era quello di portare avanti tra milioni di difficoltà uno sport stupendo, bistrattato e relegato agli amatori.

Perché chi ci crede ci rimette il suo tempo, denaro, spazi della sua vita, e sale su un tetto per controllare le infiltrazioni, perché tra pochi giorni inizia il campionato della tua squadra, e chiamare una ditta, magari dovere attendere una gara d’appalto, una chiusura dell’impianto, tempi incerti, significa danneggiare altri appassionati, altri ragazzi che fanno di quello sport la propria vita, che portano a casa qualche centinaio di euro respirando effluvi di cloro tutto il giorno, con la pelle che a trent’anni sembra quella di un cinquantenne, e con il fisico che a cinquant’anni sembra quello di un trentenne.

Francesco non era un incosciente. Era soltanto uno che credeva nelle sue capacità, ci fosse da trovare uno sponsor, insegnare la posizione di centroboa a un ragazzino, dirigere una società.

E nella pallanuoto tra le mansioni di un presidente c’è anche quella, non scritta, di tenere al meglio l’impianto che si gestisce, perché da te e da quell’impianto dipendono un sacco di persone.

Che distanza siderale tra il pubblico e il privato, in questa terra in fondo alle classifiche di vivibilità nazionali, eppure piena di gente generosa e passionale. Quali considerazioni amare ci suggerisce una storia così triste, straziante, penosa, per la fine di un ragazzo di 48 anni, padre di due bimbi che cresceranno senza di lui? Ognuno tragga le sue, di conseguenze. Ognuno ci metta i propri ricordi, il proprio vissuto, quello di chi la mattina si alza e deve correre, come leone o gazzella, per guadagnarsi rispetto, lavoro, denaro, e quello di chi pensa che fare qualcosina meno del necessario sia già un lusso, che tanto la cosa pubblica è di tutti, quindi non certo mia.

Francesco Scuderi non salirebbe su quel tetto se avesse una seconda occasione, se solo avesse riflettuto sul pericolo, su quanto enorme sarebbe potuto risultare il varco lasciato dalla sua assenza.

O forse ci andrebbe nuovamente senza pensarci, per controllare, mettere una pezza su una falla, sistemare sbracciandosi il suo impianto, e quello della sua città.

Ciao Ciccio, speriamo che le piscine in paradiso siano tutte belle e accoglienti, come eri tu.