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La Camera dei deputati, dopo un acceso dibattito durato ore, ha votato la fiducia al Governo Letta. I sì sono stati 379, 212 i no, 2 gli astenuti. Il premier ha poi parlato a Palazzo Madama per chiedere la fiducia al Senato.

Di fronte ai senatori riuniti, Letta ha parlato di “una nuova generazione in campo che archiviato un ventennio di berlusconismo e antiberlusconismo con il cambiamento politico più forte da anni, può finalmente lavorare sui suoi progetti”. Il presidente del Consiglio chiede di “archiviare un ventennio sprecato in una contrapposizione tossica tra nemici”.

“Se pensate – ha detto Letta – che la scissione del Pdl sia una grande finta, un gioco delle parti, non capite quello che è successo in questi sette mesi, l’avvenimento politico principale di questi 20 anni della Repubblica che avrà conseguenze con cui tutti dobbiamo fare i conti”.

Il premier a Montecitorio ha convinto i colleghi parlamentari con il programma “Impegno 2014”. Letta ha presentato, infatti, i quattro punti più urgenti della sua agenda politica (così come concordata con il vicepremier Alfano e così come approvata dal neosegretario del Pd Renzi): riduzione del numero di parlamentari, abolizione delle province dalla Costituzione, fine del bicameralismo perfetto, una riforma del titolo V della Costituzione.

Le intese che sostengono il Consiglio dei Ministri, quindi, pur “se non più così larghe”, sono probabilmente “più coese”, proprio come ha spiegato il presidente del Consiglio Letta a Montecitorio e non hanno risentito della spaccatura del centrodestra e del posizionamento di Forza Italia all’opposizione

“Chi prova a far saltare il banco ne risponderà ai cittadini”, è stato il monito del presidente del Consiglio dei Ministri. “Il mio non è un governo a tutti i costi e non finora non lo è stato”.