Il primo ministro Enrico Letta affronta oggi la prova del Parlamento. Prima alla Camera, poi al Senato, il premier chiederà la fiducia sul programma che intende portare avanti con la sua maggioranza “meno larga, ma più coesa”. E per convincere i parlamentari, Letta ha presentato i quattro punti più urgenti della sua agenda politica (così come concordata con il vicepremier Alfano e così come approvata dal neosegretario del Pd Renzi): riduzione del numero di parlamentari, abolizione delle province dalla Costituzione, fine del bicameralismo perfetto, una riforma del titolo V della Costituzione.

E sulla riforma della legge elettorale, Letta ha promesso che “entro la fine dell’anno si sarà trovata una convergenza”. “La nuova legge elettorale – ha detto il presidente del Consiglio – dovrà creare le basi per una democrazia dell’alternanza, irrinunciabile e che ci impone quindi di orientarci verso meccanismi maggioritari. La nuova legge dovrà evitare un eccesso di frazionamento della rappresentanza che ci condannerebbe all’ingovernabilità. Ma va restituita al cittadino anche la possibilità di scelta. Con la sentenza della Consulta sono state finalmente cancellate le liste bloccate, negazione di ogni merito e rappresentanza, ora bisogna creare un legame più diretto possibile tra elettori ed eletti”. E poi il monito: “Nessuno si permetta di pensare a una legge punitiva”.

“Chi prova a far saltare il banco ne risponderà ai cittadini”, ha chiarito il presidente del Consiglio dei Ministri. “Accettando l’incarico dalle mani del Capo dello Stato, a cui ogni giorni va il nostro ringraziamento – prosegue Letta – avevo detto che il mio non sarebbe stato un governo a tutti i costi e non lo è stato. Il rispetto della legalità era un limite da non oltrepassare, quel limite non è stato oltrepassato, per far questo mi sono preso anche il rischio di andare a casa ma questo ci ha dato forza e questa forza ora deve essere usata per il bene del Paese. Questo è un nuovo inizio”. E il primo ministro conia una definizione per questo nuovo patto tra forze politiche, tra governo e cittadini: “Da oggi in poi lo chiameremo ‘Impegno 2014′”.

Duro l’attacco a Grillo che il premier Letta piazza in apertura del suo discorso alla Camera. “C’è chi tenta di immiserire quest’Aula con una cultura che avalla la violenza, con parole e azioni illegittime. C’è chi vuole fare macerie degli edifici stessi della democrazia che arriva addirittura ad incitare all’insubordinazione le forze dell’ordine”, dice Letta riferendosi alla lettera che il leader del Movimento 5 Stelle ha scritto alle forze armate dopo il gesto di solidarietà dei militari nei confronti dei manifestanti a Torino. forze dell’ordine che – dice il premier – “voglio ringraziare per la fedelta’ indiscutibile ai valori” dello Stato.

Nella sua replica ai parlamentari intervenuti nel dibattito sulla fiducia, Letta ha poi attaccato il grillino Nuti e i colleghi pentastellati, che avevano usato toni “scorretti” nei confronti del deputato del Pd Davide Faraone: “È inaccettabile mettere i giornalisti alla gogna. Ogni mattina leggo le cose più strampalate, dal mio punto di vista, ma è il mio punto di vista ed è questa la differenza di fondo. Se lei ritiene – sottolinea Letta rivolgendosi al capogruppo di M5S Nuti – che un giornalista leda le regole dell’istituzioni lei si può rivolgere alla magistratura, ma il resto fa parte della dialettica e del normale dibattito. Rimango esterrefatto che il Movimento 5 Stelle abbia voluto rilanciare la gogna contro i giornalisti, accusare sempre gli altri di essere disonesti è inaccettabile”. Il presidente del Consiglio ha voluto anche esprimere solidarietà “al collega Faraone per le cose ingiuriose che sono state dette qui. La logica dell’ingiuria è inaccettabile”, ha sottolineato il premier.

E sono quattro anche i punti che Enrico Letta pensa di mettere nell’agenda del semestre italiano alla guida dell’Unione europea: “L’Europa deve darsi quattro obiettivi concreti: l’unione bancaria, una capacita’ finanziaria di solidarietà, un governo più equilibrato delle politiche per crescita e lavoro, e, infine, vorremmo che si interpretasse la nostra presidenza come quella che chiude la legislatura europea della crisi e apre la legislatura della stabilità e della crescita”. “Il nostro semestre di presidenza della Ue – ha concluso Letta – deve essere l’occasione per dare energia all’Europa che ha le batterie scariche. E chi vuole isolare l’Italia, per favore, non voti la fiducia al mio Governo”.