Una ferita che brucia acora nel costato della città, quella lasciata dal crollo delle due palazzine di via Bagolino il 17 dicembre del 2012. Nel disastro, figlio, comunque, dell’abusivismo e della speculazione edilizia, persero la vita quattro persone: Ignazio Accardi, Maria La Mattina, Antonino Cinà ed Elena Trapani. Un bilancio che avrebbe potuto essere di certo peggiore se non fosse stato per l’intervento dei vigili del fuoco.

E proprio i vigili del fuoco di Palermo sono stati i protagonisti della commemorazione dell’anniversario di quella notte. Dopo la messa, officiata nella stessa chiesa in cui vennero celebrati i funerali delle vittime, un corteo silenzioso si è mobilitato, candele alla mano, alla volta della vicina via Bagolino, dove il sindaco e un rappresentante dei pompieri palermitani, hanno deposto dei fiori. “Centinaia di abitanti del quartiere con le fiaccole in mano – dice Marco Frasca Polara, presidente dell’VIII Circoscrizione – si sono strette attorno, riempendo via Bagolino per commemorare le proprie vittime, a dimostrazione che a un anno dalla tragedia l’affetto e la solidarietà di un intera comunità non sono scemati, mentre cresce ogni giorno che passa la voglia di verità e di giustizia”.

“Palermo ha imparato quanto sia importante che tutti facciamo la nostra parte, che le autorità vigilino sui troppi edifici abusivi. – Dice il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – Sono centinaia i sequestri quest’anno sull’onda drammatica del crollo di via Bagolino. Questo anno ha insegnato molto ai palermitani se è vero com’è vero che sono cresciute enormenemte le denunce e come sindaco invito tutti a continuare a denunciare, perché tragedie come queste non abbiano più a verificarsi”.

Il primo cittadino è tornato anche sul tema dell’emergenza abitativa, che all’abusivismo è spesso legato. “Sto andando proprio adesso a incontrare il prefetto Caruso, dell’Agenzia dei beni confiscati, per fare sì che, finalmente, i beni confiscati ai mafiosi, che possono essere utilizzati come abitazioni vengano utilizzate dai Comuni per fronteggiare l’emergenza abitativa. Se le abitazioni confiscate presenti a Palermo appartenessero al Comune – conclude Orlando – avremmo abbondantemente risolto l’emergenza abitativa utilizzando quegli appartamenti o utilizzando il canone di quegli appartamenti per dare un contributo a chi è senza casa”.

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