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Via libera al decreto svuota-carceri. Si tratta di “una prima risposta a una terribile emergenza senza che ci sia nessun modo elementi di pericolosità per i cittadini”, ha detto il premier Enrico Letta. Tra le misure contenute nel decreto sulle carceri approvato in Cdm ci sono il braccialetto elettronico per chi si trova ai domiciliari, introduzione della fattispecie di “piccolo spaccio di stupefacenti”, ampliamento a 75 giorni, dagli attuali 45, di liberazione anticipata ogni 6 mesi.

Le misure arrivano dopo le sollecitazioni dei giorni scorsi del presidente della Repubblica, dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo.

Il ministro della Giustizia Cancellieri ha poi precisato che nei prossimi mesi ci sarà un’uscita di 1.700 detenuti “che sarà scaglionata nel tempo”.

Il primo intervento riguarda la legge Fini-Giovanardi in materia di stupefacenti. La norma non impedisce l’arresto e l’applicazione di misure cautelari e prevede la riduzione da sei a cinque anni. Per quanto riguarda l’affidamento terapeutico si interviene esclusivamente per ampliare le ipotesi concessione anche ai casi di precedenti violazioni che continuano ad essere sottoposte ad una valutazione del giudice.

Per quanto riguarda la “liberazione anticipata” si tratta di un aumento che produce potenzialmente un aumento di soli due mesi l’anno. Ne consegue che l’applicazione retroattiva comporta una contenuta anticipazione di una uscita che si verificherebbe comunque in tempi brevi.

Con il decreto viene poi istituita la figura del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della libertà personale e previsto un nuovo procedimento giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza.

Si interviene poi sulla disciplina della espulsione per detenuti non appartenenti all’Ue attraverso un ampliamento della platea dei potenziali destinatari della misura e mediante un più efficace coordinamento dei vari organi coinvolti nell’iter procedurale. Anche in questi casi il presupposto sarà la valutazione del giudice.

Restano ferme le misure di rigore nei confronti delle forme più aggressive di criminalità organizzata, mentre gli istituti di favore introdotti non impediscono, in caso di successive condotte negative da parte dei beneficiari, di attivare efficaci meccanismi reattivi, impedendo ogni successivo accesso a soluzioni di tipo premiale.

Le nuove misure incidono anche sulla procedura di identificazione dei detenuti immigrati: l’anticipazione delle procedure di identificazione è funzionale anche ad evitare il frequente transito dal carcere ai Cie. La previsione normativa potrà rafforzare l’azione dei ministeri di Interno e Giustizia nei confronti dei consolati per ottenere l’identificazione degli stranieri in tempi più rapidi atteso il vantaggio derivante dallo sconto di pena previsto dalla norma. L’avvio delle procedure fin dal momento dell’arresto potrà ridurre i tempi di permanenza presso i Cie in caso di anticipata scarcerazione con una evidente riduzione del rischio di non identificazione nei 18 mesi.