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Perché Zamparini potrebbe avere ragione | A suo sostegno il Codice etico arbitrale

di Domenico Giardina

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Perché Zamparini potrebbe avere ragione | A suo sostegno il Codice etico arbitrale

| domenica 22 Dicembre 2013 - 14:12
Perché Zamparini potrebbe avere ragione | A suo sostegno il Codice etico arbitrale

Il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, vuole la ripetizione della partita di Carpi perché, come dichiarato a Si24.it “il signor Candussio era un arbitro in conflitto d’interesse palese” perché il padre aveva avuto un rapporto di lavoro con il plenipotenziario rosanero.

Il Codice etico dell’Associazione italiana arbitri potrebbe venire in soccorso a Zamparini. Infatti esiste una norma, nel capitolo 6 in cui si disciplinano i comportamenti dei direttori di gara, che tiene conto anche dei possibili conflitti d’interesse.

Al capitolo 6, comma 3, del “Codice etico e di comportamento dell’Associazione italiana arbitri” si legge chiaramente: “Ogni associato che abbia un qualsiasi interesse, avente contenuto economico o di altra natura, direttamente oppure indirettamente attraverso famigliari o persone con lui conviventi, con altre persone fisiche o persone giuridiche che operano, direttamente o indirettamente, nell’ambito della FIGC, delle Leghe e con società calcistiche, è tenuto a darne immediata informazione agli organi associativi di riferimento competenti in seno all’AIA”.

Il profilo sembra proprio rientrare nelle caratteristiche indicate da Zamparini. Candussio è figlio di un uomo che ha avuto rapporti lavorativi interrotti in maniera non proprio serena, in base a quanto riferito dal presidente rosanero. E qui abbiamo posto in evidenza il rapporto familiare diretto.

Ovviamente Maurizio Zamparini, in qualità di proprietario e presidente del Palermo, è l’altro profilo previsto dall’articolo (persona fisica o giuridica che opera nell’ambito della Federazione, della Lega e con società calcistica). E il quadro è così disegnato.

Rimane l’ultimo interrogativo: Candussio ha mai fatto comunicazione di ciò ai suoi superiori? Era tenuto a farlo? Dal Codice etico sembrerebbe di sì. A questo punto, quindi, l’Aia deve dare una risposta chiarificatrice e che possa dissolvere ogni nube.

LEGGI LA NORMA NEL CODICE ETICO DEGLI ARBITRI

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