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Urla e tensioni all’Ars per l’approvazione del Dpef: il documento passa dopo un lungo braccio di ferro tra le opposizioni e la Presidenza, conclusosi con l’uscita dall’aula  dei deputati contrari. La bagarre s’è scatenata quando il vicepresidente vicario Antonio Venturino, che presiedeva i lavori parlamentari, ha invitato i deputati favorevoli al Dpef a “rimanere seduti” e i contrari “ad alzarsi”: in base a una prima conta, Venturino ha comunicato che i favorevoli al documento erano 27 e i contrari 26.

Il Dpef sarebbe passato, dunque, per un solo voto: ma l’opposizione ha protestato chiedendo di ricontare i voti con un metodo diverso, registrando col tesserino i favorevoli e i contrari. Nel frattempo molti deputati, presenti in Parlamento ma in quel momento lontani dall’aula, hanno raggiunto in tutta fretta Sala d’Ercole. “Il regolamento dell’Ars prevede che in questi casi si voti per alzata e seduta”, ha detto Venturino tentando di riportare ordine in aula. “Chi ci osserva, anche in televisione, vede uno spettacolo tutt’altro che decoroso”, ha aggiunto il vice presidente, che più volte ha tentato di ripetere “con ordine” l’operazione di voto.

Dopo alcuni tentativi, vani, di riportare la calma, Venturino ha invitato “tutti i deputati favorevoli al Dpef ad accomodarsi da una parte dell’aula, e i contrari a rimanere alzati dalla parte opposta”, ma anche questo tentativo è risultato inutile. Di fronte alle nuove proteste dell’opposizione, che chiedeva di rilevare elettronicamente il voto, Venturino ha ribadito che “in base al regolamento, in questo caso il voto avviene per alzata e seduta”. Così i deputati dell’opposizione, polemicamente, hanno abbandonato l’aula.