Il commissario Montalbano, Cìnisi e i cinìsi: | a Sanremo 2014 l’accento fa la differenza

di Francesco Lamiani

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Il commissario Montalbano, Cìnisi e i cinìsi: | a Sanremo 2014 l’accento fa la differenza

| sabato 22 Febbraio 2014 - 10:36
Il commissario Montalbano, Cìnisi e i cinìsi: | a Sanremo 2014 l’accento fa la differenza

Il programma delle elementari prevede, o almeno prevedeva fino a qualche tempo fa, una lezioncina sugli accenti della lingua italiana. Chi ha fatto greco classico, poi, soprattutto nei primi giorni di ginnasio ha strabuzzato gli occhi leggendo quei caratteri che sembravano mostri provenienti da un passato lontanissimo.

Gli accenti sono sfumature non di poco conto anche in siciliano: cinìsi, ad esempio, è tutto quello che proviene dall’oriente. Possono essere coreani, giapponesi, thailendesi, vietnamiti, cambogiani, laotiani, ma per noi sono indistintamente tutti cinìsi. Probabilmente perché la stragrande maggioranza degli asiatici giunti da queste parti arriva proprio dalla Repubblica popolare voluta da Mao oppure perché subiamo ancora il fascino delle scritture di Marco Polo. Ma questo è un vezzo, lo ammettiamo.

In Sicilia, invece, Cìnisi – che si scrive in maiuscolo – è tutt’altra cosa. È una cittadina della provincia di Palermo: c’è un mare niente male con una scogliera rossa da fare invidia alle cartoline che provengono da tanti luoghi esotici; ci sono i fasti di un passato che narra dei passaggi dei cartaginesi, i retaggi di storie che parlano arabo, normanno e spagnolo. A Cìnisi c’è anche l’aeroporto internazionale di Palermo ben visibile da Montagna Longa, la stessa dalla quale Peppino Impastato, che abitava al civico n. 220 di Corso Umberto, osservava la lunga mano della mafia estendersi per raccattare appalti attraverso operazioni torbide.

A Cìnisi ci sono anche i ‘cento passi’ che non sono esattamente come le strisce pedonali di Abbey road, ma rappresentano innanzitutto quanto in Sicilia la mafia e chi la combatte possano essere tanto geograficamente vicine quanto sono distanti i rispettivi modi di agire e di pensare.

Ieri sera dal palco del Festival di Sanremo, Luca Zingaretti, che per tutti è il sicilianissimo “Commissario Montalbano”, ha parlato per diversi minuti di Peppino Impastato, della sua storia, dei “cento passi”, della sacrosanta lotta alla mafia, della voglia di riscatto, etc. Tutte cose che, per un siciliano adottivo come Zingaretti, sarebbero avvenute a Cinìsi…

Qualcuno sui social network ha giustamente mugugnato perché uno scivolone del genere te lo aspetti da tanti, per carità ci può stare, ma non dal Commissario Montalbano. E poi parlare a milioni di italiani che guardano la tivù di mafia ed antimafia ripetendo che queste cose sono accadute a Cinìsi lascia di stucco proprio quegli italiani di Cìnisi che quelle cose le hanno vissute. In fondo bastava poco, magari chiedere a Pif (è lui l’unica nota nuova e divertente di Sanremo) che a Cìnisi c’è stato chissà quante volte.

I cinìsi ci saranno pure a Cìnisi. Anzi ci sono proprio, ma difficilmente riusciranno a taroccare questo pezzo di mondo perché gli accenti saranno anche delle sfumature, ma la storia, per fortuna, si colora sempre a tinte marcate.

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