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Ignazio Cutrò si incatena davanti al Viminale | “Dalla Sicilia dovrebbero andare via i mafiosi, non io”

di Redazione

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Ignazio Cutrò si incatena davanti al Viminale | “Dalla Sicilia dovrebbero andare via i mafiosi, non io”

| mercoledì 26 Febbraio 2014 - 12:28
Ignazio Cutrò si incatena davanti al Viminale | “Dalla Sicilia dovrebbero andare via i mafiosi, non io”

La battaglia di Ignazio Cutrò continua. Dopo aver deciso di lasciare la Sicilia, l’imprenditore arriva al Viminale: “Voglio regalare la chiave di questo lucchetto che cinge le nostre catene alle tre cariche dello Stato per liberare le nostre catene. Noi siamo testimoni di giustizia”. L’impreditore antiracket agrigentino si è incatenato, insieme ad altri due testimoni di giustizia, davanti al Ministero degli Interni.

Dopo la decisione di Cutrò di abbandonare la Sicilia, l’imprenditore agrigentino ha deciso di lanciare questa protesta estrema. “Siamo rimasti in Sicilia per dare l’input per far denunciare anche altri imprenditore – racconta a Rainews24 – Dal 1999 ho subito più di 30 atti intimidatori, io non ho mai pagato il pizzo. Se ne dovrebbero andare i mafiosi non io. Ma se io vado via sono le istituzioni che ci hanno perso non io”.

Soltanto ieri il deputato regionale Fabrizio Ferrandelli aveva lanciato un appello al governo regionale siciliano per il presidente dell’Associazione italiana testimoni di giustizia: “La Regione s’impegni affinché l’imprenditore antiracket di Bivona, Ignazio Cutrò, venga messo nelle condizioni di tornare a lavorare. Occorre trovare una formula per dargli credito, circa 20 mila euro, così da poter esibire la sua regolarità contributiva, attestata dal Durc, e poter partecipare a gare ed appalti”.

Ferrandelli torna ad appoggiare Cutrò anche oggi: “Ha fatto bene il premier Renzi a citare, durante il suo intervento al Senato, i nomi e le storie di Lucia, la donna sfregiata dal suo ex fidanzato e di Lorenzo, il diciassettenne morto in un incidente stradale causato da un ubriaco. Storie di una quotidianità che fa male e che normali non sono, come del resto normale non è la vicenda di Ignazio Cutrò, imprenditore antiracket siciliano da tempo abbandonato, insieme a tanti testimoni di giustizia, dalle Istituzioni. Sono certo che Ignazio e gli altri nomi entreranno nella classifica delle cose che questo governo vuole fare, in un’agenda di governo che tratterà la lotta alla mafia e l’affermazione dell’economia legale, soprattutto nelle regioni del Sud e in Sicilia, come una delle questione prioritarie”.

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