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Dalle motivazioni della sentenza di condanna degli ex fidanzati di Perugia Amanda Knox e Raffaele Sollecito, depositate oggi, si evince che Meredith Kercher venne colpita al collo “da due armi da taglio distinte”.

A infliggere la ferita mortale sarebbe stata l’arma impugnata dalla Knox. L’altra invece si trovava stretta nelle mani di Sollecito. Anche se i due ex amanti si sono sempre proclamati innocenti sono stati condannati rispettivamente a 28 anni e sei mesi e a 25 anni di carcere durante il processo di appello bis.

“Ad un certo punto della sera gli eventi precipitarono; la ragazza inglese venne aggredita da Amanda Marie Knox, da Raffaele Sollecito, il quale spalleggiava la propria ragazza, e da Rudy Hermann Guede, e costretta all’interno della propria camera ove avvennero le fasi finali dell’aggressione e dell’accoltellamento”. Scrive la Corte d’Appello di Firenze nelle motivazioni della sentenza e depositate oggi.

La Corte ritiene che “la ragazza venne aggredita contestualmente da tutti e tre gli aggressori” e spiega che “l’arma che produsse la ferita nella parte destra del collo fosse impugnata da Raffaele Sollecito e l’altra lama – si legge ancora nelle motivazioni – quella che produsse la ferita estesa sulla parte sinistra del collo […] e che provocò la morte di Meredith Kercher sia stata da impugnata da Amanda Marie Knox. Si tratta del coltello sequestrato all’interno dell’abitazione di Raffaele Sollecito”.

Secondo la Corte il coltello sequestrato “non è incompatibile con la ferita riportata da Meredith Kercher sulla parte sinistra del collo, ferita sicuramente mortale e che quindi il rinvenimento sulla lama del coltello del Dna di Meredith Kercher è un dato processuale pienamente compatibile sia con la natura dell’arma, sia con il suo utilizzo”.

Raramente mi è capitato di leggere un provvedimento costellato da tanti errori e contraddizioni su elementi fondamentali per il processo”. È il primo commento dell’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei legali di Raffaele Sollecito, alle motivazioni della sentenza depositata oggi dalla Corte di assise di appello di Firenze sull’omicidio di Meredith Kercher. Ad esempio, per Bongiorno la presunta presenza di tracce di Raffaele sull’arma del delitto “non trova nessun riscontro nelle indagini e nella perizia disposta dal giudice”.

“Questi elementi – afferma Bongiorno – da un lato ci amareggiano, ma dall’altro ci rendono fiduciosi sul fatto che la Cassazione possa ribaltare la sentenza, anche perché il primo elemento su cui si basa la nostra fiducia è l’innocenza di Raffaele”. Il legale riferisce di aver sentito Raffaele. “È colpito dalla quantità di errori e amareggiato”, spiega.