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“Prendiamo due cartucce e una testa di capretto” | Le intercettazioni che incastrano i boss

di Redazione

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“Prendiamo due cartucce e una testa di capretto” | Le intercettazioni che incastrano i boss

| giovedì 05 Giugno 2014 - 11:22
“Prendiamo due cartucce e una testa di capretto” | Le intercettazioni che incastrano i boss

A rompere il muro di omertà che proteggeva la nuova Cupola di Bagheria, azzerata questa mattina con l’operazione “Reset” dei carabinieri di Palermo che ha portato in galera 31 persone, sono stati, oltre a due nuovi pentiti, anche i moltissimi imprenditori e commercianti vittime di estorsione hanno fornito la loro piena e consapevole collaborazione, liberandosi dal “giogo mafioso” e denunciando i loro aguzzini.

>LEGGI TUTTI I NOMI DEI 31 ARRESTATI

Le indagini, infatti, hanno consentito di ricondurre al sodalizio la responsabilità di ben 44 estorsioni commesse ai danni di imprese edili, commercianti operanti nel settore del pesce, aziende di macellazione, commercianti all’ingrosso di alimenti, supermercati, autofficine, rivenditori di auto e pneumatici, autolavaggi, agenzie di scommesse, centri di analisi cliniche e case di riposo.

Più di dieci sono le imprese edili che hanno subito richieste estorsive con la compartecipazione delle famiglie mafiose competenti sia sul territorio della sede dell’impresa sia su quello di svolgimento delle opere.

Molti imprenditori edili, stanchi di subire le continue vessazioni, hanno deciso, quindi, di denunciare, raccontando non solo le estorsioni più recenti, ma anche quelle che dall’inizio della loro pluriennale attività avevano, loro malgrado, accompagnato il lavoro.

Si è anche dimostrato che le imprese edili, oltre a subire le “messe a posto”, sono state costrette a tollerare le imposizioni di ditte a cui subappaltare i lavori. Ciò era emerso già nell’indagine “Argo”, ove si era dimostrato che l’allora reggente del mandamento Giacinto Di Salvo imponeva la ditta del proprio genero Giuseppe Canale.

Dopo l’arresto di Di Salvo però, Giuseppe Di Fiore e Carlo Guttadauro imponevano un’altra ditta, estromettendo quella di Canale, con la conseguente disapprovazione di Di Salvo. Quest’ultimo, in un’intercettazione in carcere, dopo aver saputo dal genero quanto stava accadendo per un lavoro a Ficarazzi gli diceva di recarsi da Giuseppe Comparetto per riferirgli: “Ho problemi con questi scemi … a Ficarazzi comandano … comandavamo io e lui … pure a Ficarazzi e loro tutti muti … e glielo dici che glielo fa sapere di starsi muti …”.

Di Salvo, inoltre, per contrastare la gestione Di Fiore-Guttadauro, rendeva noto ai familiari che, a breve, sarebbe stato scarcerato Tommaso Lo Presti (“Tommaso, Tommaso … Masino … così si chiama, Lo Presti” …”), il quale avrebbe risolto la situazione (“a Palermo c’era uno che era con me che a breve dovrebbe uscire … e gli ho spiegato alcune cose … dice … “appena esco io se ne parla” … per Ficarazzi … non li farà avvicinare lui a Ficarazzi … hai capito?”).

Altro “settore” particolarmente preso di mira è risultato essere quello dei commercianti di pesce di Porticello, frazione del comune di Santa Flavia particolarmente attiva nel settore del commercio all’ingrosso del pescato. Le indagini hanno consentito di captare in “diretta” le “messe a posto” e di individuare in Salvatore Lo Piparo e Giovanni Di Salvo, gli autori delle richieste estorsive avanzate su incarico di Giovanni Pietro Flamia e Giorgio Provenzano. Particolarmente inquietante l’attività intimidatoria posta in essere per convincere le vittime a pagare, recapitando loro proiettili e “teste di capretto”.

A tal proposito risulta eloquente l’intercettazione ambientale di una conversazione tra Giovanni Di Salvo e Salvatore Lo Piparo, nella quale quest’ultimo afferma: “Andiamo a Bagheria, prendiamo una testa di capretto, gli prendiamo due cartucce di fucile normali e gliele mettiamo in bocca nella testa di capretto, ci mettiamo un bigliettino … stai attento a cosa fai (…) glielo attacchiamo nel cancello, questo lo possiamo fare pure adesso, prendiamo una testa di capretto e lo facciamo (…) mettiamo due cartucce di fucile, con un sacchetto e glielo attacchiamo nel portone, che loro già lo capiscono che non devono romperci …”.

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