L’Italia nel mirino dei terroristi dell’Isis | Una bandiera del califfato su San Pietro

di Redazione

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L’Italia nel mirino dei terroristi dell’Isis | Una bandiera del califfato su San Pietro

| lunedì 13 Ottobre 2014 - 09:24
L’Italia nel mirino dei terroristi dell’Isis | Una bandiera del califfato su San Pietro

L’Isis torna a minacciare l’Italia, Roma in particolare. Per farlo sceglie di pubblicare, come immagine di copertina della rivista “Dabiq”, l’immagine di San Pietro con la bandiera dell’autoproclamato stato islamico issata sull’obelisco.

Sulla foto del Vaticano compare anche la scritta “Crociata fallita”. Un messaggio non troppo velato che si aggiunge ai video dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi in cui si annuncia la “conquista di Roma”.

Nelle 56 pagine della rivista, ampio spazio è dedicato alla “profezia riguardante i crociati romani”e a pagina 37 è pubblicata la foto di piazza San Pietro e via della Conciliazione viste dall’alto. Nella didascalia si legge: “Conquisteremo la vostra Roma”.

Sulla rivista, su cui abbondano le immagini dello Stato islamico, così come le scene di guerra e morte, è stato pubblicato anche un messaggio che Steven Sotloff, il giornalista americano decapitato i primi di settembre in un video choc, avrebbe scritto per la madre prima di essere ucciso. Oltre alla lettera, poi, si vedono le foto del reporter prima di essere sgozzato. “Mamma, per favore non lasciare che Obama mi uccida – si legge nel messaggio di Sotloff – Che cosa non ha capito il nostro governo? Non fatevi coinvolgere negli affari interni ed esterni dello Stato islamico. Lasciateli combattere la loro guerra. Mamma, si può ancora salvare la mia vita”.

Dalle pagine del magazine anche minacce di morte contro i dirigenti di Twitter dopo che centinaia di account di simpatizzanti o membri del movimento sono stati bloccati dalla società.

Intanto gli Stati Uniti hanno annunciato che la Turchia aveva concesso agli Stati Uniti l’uso delle sue basi aeree, in particolare quella di Incirlik, nel quadro della guerra all’Isis. Notizia però smentita da fonti governative di Ankara.

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