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Centri d’ascolto della Caritas, un utente su due è italiano

di Redazione

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Centri d’ascolto della Caritas, un utente su due è italiano

| venerdì 17 Ottobre 2014 - 12:55
Centri d’ascolto della Caritas, un utente su due è italiano

Italiani sempre più in difficoltà. Tra i 45.819 utenti di 531 centri di ascolto della Caritas (18,7% del totale) nel primo semestre 2014, quasi uno su due è italiano (46,5%), contro il 31,1% del primo semestre 2013. Oltre la metà dei connazionali ha chiesto aiuto per beni e servizi di prima necessità, come vestiario e viveri. Lo rileva il “Flash report su povertà ed esclusione sociale” presentato oggi a Roma dalla Caritas. L’incidenza degli italiani è aumentata soprattutto nel Mezzogiorno, dove raggiunge quota 72,5%.

Diverso il caso di Centro e Nord, con percentuali che si attestano rispettivamente al 34,5% e al 37,3%. I connazionali in difficoltà sono per lo più over 55, vivono da soli (separati, celibi o nubili, vedovi) e sono pensionati o casalinghe.

Gli stranieri che si rivolgono alla Caritas sono prevalentemente: under 34, coniugati, occupati. In generale, il 62,7% degli utenti è senza occupazione e più di uno su due (il 54,3%) ammette di vivere in uno stato di deprivazione (58,4% italiani e 50,8% stranieri). Hanno problemi occupazionali (44,2% italiani, 45,8% stranieri) e abitativi (20,3%, 19,9%). Non irrisori, tra gli italiani, disagi e vulnerabilità familiari (15,9%).

Per quanto riguarda gli interventi forniti dai centri di ascolto, prevale l’erogazione di beni e servizi materiali (ricevuti dal 56,3% degli utenti; 54,5% italiani, 57,9% stranieri) come la distribuzione di viveri e di vestiario e i servizi mensa. Garantiti anche sussidi economici (19,2% italiani, 9,4% stranieri), come il pagamento delle bollette, i contributi per le spese di alloggio, l’acquisto di generi alimentari, il sostegno per le spese sanitarie. “Alto” è anche il peso delle attività di orientamento, utili soprattutto ai cittadini stranieri (12,6% contro il 3% degli italiani), “presumibilmente i più fragili sul fronte amministrativo-legale”. In molti, spiega la Caritas, “hanno beneficiato anche dei soli interventi di ascolto reiterati nel tempo”.

Nel secondo semestre 2013, infine, il 76% delle Caritas diocesane hanno presentato richiesta di rimborso alla Caritas italiana per aver attivato sostegni economici ad hoc contro la crisi (fondi anti-crisi). Secondo dati Eurostat, ricorda la Caritas, le persone a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2010 in Italia erano 14.757.000. Nel 2013 sono aumentati di oltre 2 milioni. Il Poverty Gap EU-2020, ossia la distanza dell’Italia dall’obiettivo del 2020 (2.200.000 di poveri in meno rispetto al 2010) “è ormai pari ad oltre quattro milioni e mezzo di persone”.

Misure come la “social card tradizionale”, osserva la Caritas, “non sono in grado di prendere in carico le povertà vecchie e nuove del paese”. Occorre, invece, come affermato “anche dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, un piano nazionale di contrasto alla povertà”, che preveda “un lavoro di consultazione con la comunità civile, i soggetti sociali e istituzionali”, e l’introduzione del Reddito di inclusione sociale.

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