Terrorismo, arrestati due sostenitori dell’Isis | Volevano colpire anche una base militare a Brescia

di Redazione

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Terrorismo, arrestati due sostenitori dell’Isis | Volevano colpire anche una base militare a Brescia

| mercoledì 22 Luglio 2015 - 08:05
Terrorismo, arrestati due sostenitori dell’Isis | Volevano colpire anche una base militare a Brescia

Terrorismo internazionale ed eversione dell’ordine democratico: con queste accuse la Polizia di Stato di Milano ha arrestato due persone, un tunisino e un pakistano, Lassad Briki di 35 anni e Muhammad Waqas, 27 anni ad agosto,nell’ambito dell’operazione denominata “Bay’a”. I due avevano i documenti in regola e vivevano in Italia da anni e in particolare nel Bresciano, a Manerbio. Uno dei due risulta residente, ma non domiciliato, a Milano.

Il tunisino lavorava come dipendente di una ditta di pulizia con la mansione di operaio per lavare i macchinari di un’ortofrutticola, il pakistano lavorava, invece, per una ditta che confezionava alimenti ma più spesso faceva l’autista.

Le indagini, condotte dalla Digos e del servizio Polizia postale, hanno permesso di accertare che gli indagati, sostenitori dell’organizzazione terroristica Isis, svolgevano continuativa attività di istigazione pubblica in rete.

I due arrestati avevano creato l’account twitter “Islamic_State in Rom” e progettavano azioni terroristiche. Sulla piattaforma, spiegano gli investigatori, erano stati pubblicati messaggi minacciosi a firma Islamic State: sullo sfondo alcuni luoghi simbolo, a Roma e Milano.

“Siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell’ora X”. Questi alcuni dei messaggi, in italiano, arabo e francese, su foglietti tenuti in mano e, sullo sfondo, luoghi simbolo come il Colosseo, il Duomo o la stazione di Milano.

Fotografati anche mezzi della Polizia di Stato e della Polizia locale, fermate della metropolitana, tratti autostradali e bandiere dell’Expo.

Gli obiettivi degli attentati di cui Lassad Briki e Muhammad Waqas hanno parlato “concretamente e in modo ripetuto tra loro” durante l’inchiesta partita ad aprile erano, così come dichiarato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, la ditta di pulizie presso cui lavorava il tunisino, le forze dell’ordine non meglio specificate e infine la base militare di Ghedi (Brescia).

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