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Sono 6 le persone arrestate (5 in carcere ed 1 ai domiciliari) al termine di un’indagine che ha portato alla scoperta di fatture false per 27 milioni di euro.

Sono accusati di reati fiscali e riciclaggio in Italia e all’estero.

Come emerge dall’operazione denominata ‘Oltre confine’, uno dei principali problemi della banda era quello di riuscire a far entrare tutte le mazzette di denaro contante nelle cassette di sicurezza aperte presso le banche estere.

La Guardia di Finanza ha proceduto anche al maxi sequestro di beni, per oltre 1,3 milioni di euro.

Gli indagati, cui sono contestati a vario titolo molteplici ipotesi di reato (associazione per delinquere, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, auto-riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, truffa e reato transnazionale), sono invece in tutto 35, molti originari delle province di Vicenza e Padova.

A capo del sodalizio, vi erano il padovano Bruno Antonello (classe ’56) ed il vicentino Massimo Benetti (classe ’60), entrambi oggetto della misura della custodia cautelare in carcere.

I due avevano da tempo capito che non avevano la capacità per fare i commercianti e che potevano guadagnare solo grazie all’Iva e alle fatture, false ovviamente.

Forse per questo i due si erano specializzati nella gestione di molteplici società in Italia e all’estero, per lo più affidate a soci e amministratori di comodo, il cui unico business era quello dell’emissione di fatture false nei confronti di società compiacenti (solitamente attive nel commercio di pellame).

Le indagini hanno consentito di ricostruire l’operatività, dal 2009 ad oggi, delle seguenti cartiere: GI.&GI. S.r.l. (2009/2010), PETRA S.r.l. (2010/2011), OMEGA GROUP S.r.l. (2011/2013), VEMAR TRADE S.r.l. (2013), GZ TRADING S.r.l. (dal 2014) e MATANE S.r.l.s (dal dicembre 2015). Le stesse sono state usate per emettere fatture false nei confronti di una serie di società (tra cui la MARPELL S.r.l., la IMAPEL S.r.l. e la BIPELL s.r.l.), soprattutto venete, per un ammontare complessivo, ancora in fase di esatta quantificazione, di quasi 27 milioni di euro.

Dopo aver ottenuto il pagamento delle fatture false, le società cartiere provvedevano a bonificare gli importi sui conti di 5 società estere, una con sede in Slovacchia, una in Polonia, una in Ungheria e due nella Repubblica Ceca, tutte gestite dal sodalizio criminale ed aventi la finalità di riciclare i proventi illeciti della frode.

Per non essere intercettati dalle forze dell’ordine, non utilizzavano direttamente il nome degli istituti di credito ma si riferivano a colori per indicare la banca presso la quale effettuare l’operazione. Spettava poi sempre ai due di recarsi all’estero per ottenere la restituzione in contanti del denaro bonificato e poterlo riportare in Italia ovvero reinvestirlo oltre confine.